Qui le più fragili mie foglie, eppure quelle che dureranno più a lungo,
Qui velo e celo i miei pensieri che non mi piace rivelare,
Eppure essi mi rivelano più di ogni altra mia poesia.



Walt Whitman

UnderConstruction



Quando ho mangiato bene mi informo sul destino degli altri.

(pagina CulinAria, che non è una roba porno, ve lo dico:)

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giovedì 3 giugno 2010

un altro cuore

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Sono una grande smemorata e distratta, vagolo spesso nei miei pensieri attraversando la gente che mi parla, i doveri che mi impone la quotidianità, e spesso anche la strada senza guardare di qua e di là. Così un giorno la mia amica C. mi prestò un libro di Borges, e mi consigliò di leggere la storia di Ireneo Funes, un uomo che una caduta da cavallo condannò a ricordare tutto, a non dimenticare nulla. Era un libro appartenuto a suo suocero, uomo di grande cultura, edito nel 1967  (il libro, non suo suocero),  pieno di fascino (sia il libro che suo suocero). Mi piace leggere sulla carta, toccare le parole, saltare le pagine, tornarci su, sottolineare un rigo, fare un orecchietta ad una pagina su cui già so che vorrò tornare. E, proprio per questa ragione, di solito preferisco che i libri siano miei, e nuovi. Quel libro mi ammaliò. Oltre al fascino di Borges vi era il fascino delle mani e dei pensieri di chi aveva amato quel libro. Era pieno di sottolineature e note a margine, piccole annotazioni a matita  scritte con grafia elegante, un po' curva, tratti decisi e allungati, ma chiari. Ho trattato quel libro con delicatezza e rispetto, e anche con una certa timidezza.. come entrassi, ogni volta che ne sfogliavo le pagine, in casa di qualcuno senza chiedere permesso. E l'ho amato. Ho amato quelle pagine ingiallite appartenute ad un altro mondo, ad un altro cuore.
Aria














(...)

Mi disse che prima di quella sera piovosa in cui il focoso alipede lo revesciò, egli era stato quello che sono tutti i cristiani: un cieco, un sordo, uno stordito, uno smemorato. Diciannove anni aveva vissuto come uno che sogna: guardava senza vedere, udiva senza sentire, dimenticava tutto, quasi tutto. Nel cadere aveva perduto conoscenza; quando la recuperò, il presente era quasi insostenibile tanto era ricco e nitido, e anche i più antichi e più comuni ricordi.

(...)





Pensare è dimenticare le differenze, è generalizzare, è astrarre.

(...)





Altri frammenti di "Funes, la memoria in persona" Jorge Luis Borges, QUI
foto: Azram

9 commenti:

  1. io credo che ricordare tutto sarebbe devastante per la psiche O_o
    dimenticare ci dà la possibilità di lasciar spazio affinchè nuove esperienze possano entrare a far parte del nostro vissuto credo..

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  2. Ma sei uno spettacolo tu!! :-)

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  3. Sul comodino non può mancare "Elogio dell'Ombra" di Borges è un libro che amo e che mi piace regalare alle persone a cui voglio bene. L'ultima volta che l'ho regalato mi è stato detto che quel libro inviato da Feltrinelli come dono era freddo come il corriere che lo trasportava. Non era quell'oggetto regalato qualcosa di "vissuto". Forse non avevo avuto il coraggio di inviare la mia stessa copia in regalo. Forse non avevo trovato la persona a cui volevo così bene da regalare proprio la mia copia... Chissà...

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  4. ecco, ora ti rovino l'immagine poetica, ma mi hai fatto venire in mente me al liceo quando studiavo sui libri di seconda mano e non potevo fare a meno di figurarmi lo sfigato cui erano passati fra le mani prima di me...

    ps delicatissimo post, aria, come sempre!! un baciooo

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  5. I ricordi a volte sono ciò che ancora ci emoziona...una lacrima di rimpianto oppure di gioia. Un età passata, vecchie melodie, vecchie mode, oppure...vecchi libri. Brava.Ciao!!

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  6. Uhm ... non ho ancora ben capito se volevi parlare del libro, di te o dell'affascinante possessore :) In ogni caso è senza dubbio meglio dimenticare, almeno dimenticare il dolore che ti ha provocato qualcosa. E lasciare traccia solo dell'esperienza che ci ha fatto crescere.

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  7. chiedo scusa, risponderò domani

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  8. non ce la faccio mica a rispondere....:)
    quindi mi tengo i commenti cari cari e lascio un sorriso!

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  9. Quasi quasi me lo vado a comprare questo libro...mi hai fatto incuriosire!è interessante vedere che tipo di riflessioni possono scaturire dal tema del ricordo..comunque la penso come te sui libri,nel senso che anche io preferisco comprarli,gustarmeli e prsonalizzarli!

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nota

I post etichettati col tag "echi" sono ritorni di parole, ripubblicazioni di pensieri posati nel tempo andato in due blog sul portale di Libero (che non ho cancellato nonostante li ritenga finiti). Per ragioni ogni volta diverse ho voglia di sentire l'eco di quel passato, qui.

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Cara, amica mia cara,
ciò che riceverai sono oggetti da riempire, come lo è la vita d'altronde. Riempire con le tue scintille di bellezza che assomigliano un po' alle mie - altrimenti perché saremmo amici? continua

infiniti cristalli, brandelli di trasparenze raccolti ai bordi di un'anima fragile, se frugo in me non trovo che questo: frammenti di aria.

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