Qui le più fragili mie foglie, eppure quelle che dureranno più a lungo,
Qui velo e celo i miei pensieri che non mi piace rivelare,
Eppure essi mi rivelano più di ogni altra mia poesia.



Walt Whitman

UnderConstruction



Quando ho mangiato bene mi informo sul destino degli altri.

(pagina CulinAria, che non è una roba porno, ve lo dico:)

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lunedì 8 luglio 2013

il figlio dello scirocco

Era d’estate. Nell’antica casa di Palermo in cui abitavo c’era una stanza, la più interna e fresca: un’alcova di muri spessi. Quando spira lo Scirocco e l’aria diventa gialla, si bagna il pavimento di quella stanza e ci si stende per terra, in mutande, la guancia e i polsi incollati a terra, in croce. Non ci sono finestre, lì lo Scirocco non può trovarti, perché lo Scirocco fa impazzire, ti viene “un colpo” se ti trova. È una belva che scioglie le ginocchia e quando si avvicina c’è quel silenzio che hanno le cose in equilibrio subito prima di crollare: un palazzo incendiato, prima di precipitare; un bosco, prima del temporale; la terra, prima di un terremoto. I miei avi hanno imparato a difendersi dalla bestia che soffia, nascondendosi in questa stanza irraggiungibile, come il cuore. Infatti se quel vento ti entra nella testa vedi miraggi, sei uno “sciroccato” si dice, però passa. Ma se ti entra nel cuore, sei fottuto: ti brucia da dentro e ti inaridisce, come fa con gli alberi di arance.
Niente è più serio dello Scirocco nella mia terra. Nella stanza dello Scirocco non resta che fare i conti con quello che si ha e quello che non si ha. Non c’è altro. Quello che trovi in quella stanza, nudo, senza niente, ti salva. Forse per questo mia nonna diceva sempre: Tri sunnu li putenti: u papa, u re e cu’ nun havi nenti. Ricordo i discorsi sussurrati in quella stanza, anzi sono gli unici che ricordo. Un giorno, mentre lo Scirocco mordeva l’aria estiva, screpolava le persiane, abbatteva i cani, parlai con mio padre. Ero solo un bambino.
“Arriva”
“Chi?”
“Lo Scirocco”
“Come lo sai?”
“Il mare. Lo senti?”
“No”
“Appunto. Quando il mare rallenta e respira piano, le cicale impazziscono di paura e lo richiamano a fare il suo dovere. Lui arriva”
“Chi?”
“Te l’ho detto, scimunito. Lo Scirocco”
“E che si fa?”
“Come il mare. Respira piano. Appoggia la guancia al pavimento: aspetta e ascolta”
“Cosa?”
“Storie”
“Che storie?”
“Storie d’amore”
“E perché d’amore?”
“Ne esistono altre?”
“Che ne so, storie di avventura, di battaglie, di mistero…”
“E per cos’altro si va all’avventura, si soffre e si risolvono indovinelli?”
“E tu quali storie sai, papà’”
“Una sola”
“Solo una?”
“Basta e avanza”
“E come fa?”
“C’è un ragazzo. Suo padre dice che sarebbe ora che si sposasse. Sua madre dice che sarebbe bello piuttosto che si innamorasse. Suo padre dice che non c’è differenza. Sua madre dice che la differenza c’è. Suo padre non dice più nulla, tanto sua moglie ha sempre ragione”
“E poi?”
“E poi s’innamora”
“E finisce così?”
“Perché c’è altro?”
“Lei com’è? Cosa succede?”
“Lei è tua madre. Lui le dice ti amo. Non c’è altro. I dolori, le cadute, le avventure, i misteri, le gioie si dimenticano.”
“Ma di questo sono fatte le storie!”
“Non quando c’è lo Scirocco”
“Perché?”
“Quando c’è lo Scirocco bisogna andare all’osso”
“E qual è l’osso?”
“Quello che resta. Il mare. Il vento. Le stelle. La sabbia”
“E che fanno?”
“Lo sfondo”
“Lo sfondo?”
“Della commedia”
“Quale?”
“Quella di chi è innamorato”
“È una commedia?”
“Sì”
“Perché si ride?”
“No”
“E perché?”
“Perché finisce bene”
“E la tua storia come finisce?”
“Bene”
“E basta?”
“Sì”
“Neanche una lacrima?”
“Continuamente”
“Papà, ma che commedia è se si piange?”
“Figlio mio, che commedia è se non si piange?”
“Che cosa è questo rumore?”
“Quale?”
“Questo tum-tum. Sbattono le porte?”
“No. È il cuore, scimunito”
“Che ne so io che si sente il cuore nel pavimento…”
“Il giorno che non lo senti, vuol dire che lo Scirocco te l’ha bruciato. Quella è una tragedia…”
“Il mio è più veloce del tuo, papà, lo senti?”
“Lo so”
“Perché?”
“Perché ama poco”
“Perché quando ama rallenta?”
“Certo”
“E perché?”
“Perché non ha fretta”
“E poi?”
“E poi si ferma”
“Quando?”
“Quando non ha più fretta per niente”
“E quand’è?”
“Quando finisce la commedia”
“E che succede?”
“Si ride”
“Che è sto silenzio?”
“È arrivato, se senti il silenzio…”
“Beddamatri, fa scantari!”
“Lascia stare mamma. E poi non è una disgrazia…”
“Ma se bisogna nascondersi, parlare piano… Fa paura lo Scirocco”
“Tu sei figlio dello Scirocco”
“Io?”
“Era un giorno di Scirocco terribile, i fiori e i cani fuori morivano, e tua madre e io eravamo qui per terra…”
“E allora?”
“Scimunito, a te lo Scirocco t’è rimasto in testa”

(IL FIGLIO DELLO SCIROCCO di Alessandro D'Avenia)

rubato su Vanity Fair dell'11/9/2011

Alessandro D'Avenia, 34 anni, nato a Palermo, insegna Italiano e Latino in un Liceo di Milano. Ha pubblicato il romanzo Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010). Il suo blog è: www.profduepuntozero.it





[mentre  continuava a scompigliarle i capelli
lei gli chiese
perché
e il vento le rispose
sibilando e gemendo
offro al mondo, malato d'angoscia, un'anima folle]




immagine: De Giorgi Enzo



Io invece sono figlia del mare, una cozza, torno ad attaccarmi allo scoglio... ci rivediamo a settembre. Un sorriso sciroccato a tutti :-D



 

martedì 19 marzo 2013

un'idea

[....]
-  Lo sai che m'è venuta un'idea sull'amore?
- Che idea, mamma, dimmi?
- Se tu fossi costretto a stare sempre solo in tua compagnia, come staresti?
- Beh, me lo posso immaginare! diventerei pazzo, mi annoierei.
- Ecco! Io credo che, a parte l'attrazione dei sensi che è cosa ancora più oscura di quante ne hanno dette...Schopenhauer, poi...
- Ah sì, che dice?
- Vedrai tu, non mi va ora...A parte...no! non a parte, perché i sensi seguono l'intelligenza e viceversa, mi pare che ci si innamora perché col tempo ci si annoia di se stessi e si vuole entrare in un altro. Ma non per quella idea bellissima ma troppo fatale della mela di Platone, sai no?
- Sì, sì.
- Si vuole entrare in un "altro" sconosciuto per conoscerlo, farlo proprio, come un libro, un paesaggio. Infatti poi, quando l'hai assorbito, ti sei nutrito di lui fino a che è diventato parte di te stesso, ti ricominci ad annoiare. Tu lo leggeresti sempre lo stesso libro?
- Per carità!
- Ecco, ti annoi! E senza saperlo cominci ad avere fame d'altro, di altri mondi, altre fantasie. Certo, un marinaio sbarcato pieno di paesaggi nella testa può stare un anno, due anni a girare i vicoli, ma poi il desiderio di una nave lo riprende e lo ritrovi al porto a guardare con nostalgia il mare. Che ne dici, è una balordaggine?
- Io non mi sono mai innamorato, ma tu quante volte, mamma?
- Tutte le volte che è stato necessario.
- E poi, io... lo so che ti arrabbi, ma a me l'idea dell'amore eterno fra un uomo e una donna piace tanto.
- E perché mi devo arrabbiare?
- Bambù s'è arrabbiata quando gliel'ho detto. E' peccato, però, che non sia così!
- Eh sì, per voi vecchi educati a questi assoluti.
- Noi vecchi, mamma? Mi viene da ridere...io, io ho quindici anni!
[....]







["L'arte della gioia" Goliarda Sapienza]










immagine: Karen Aghamyan "together in this world"

mercoledì 2 maggio 2012

hysteria




(...)
l'isterismo è una forma di energia?
Sarà forse possibile canalizzarlo?
avere delle piccole centrali alimentate a zitelle infelici, dinamo messe in moto da vedove sull'orlo dello strapiombo della quarta età?
Sarebbe un bel risparmio: tutta igiene mentale assicurata, e si otterrebbe di mettere finalmente al bando ogni sottoprodotto solforoso dell'emotività che inquina la vita familiare e rende micidiali le parentele; senza contare poi la ricaduta benefica anche sull'ambiente urbano.
Ma, d'altra parte, i vantaggi ecologici ed economici indurrebbero gli amministratori a una politica di incremento delle frustrazioni socio-sessuali delle donne: ci sarebbero campagne di moralizzazione, pubblicità a favore della castità volontaria, magari anche un campetto di concentramento per le più impenitenti.
Le donne, deprivate di ogni sfogo, farebbero la coda per rovesciare il loro tributo di isteria nei centri di raccolta comunale.
Ira alla patria?















("La bruttina stagionata" Carmen Covito)



[inutile dire che, solo io, alimenterei un palazzo di 10 piani] 


immagine: web

sabato 25 febbraio 2012

conseguenze







La colpa è mia, piangeva, ed era vero, non si poteva negare, ma è pur certo che se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevederne tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriverremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero. I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro,compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono.

["Cecità"   Josè Saramago] 
(altri frammenti QUI)





foto: Katrin Adam

martedì 13 dicembre 2011

caso

  

 
Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento  è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo?
         Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi di caffè in una tazzina.
        (...) Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco D'Assisi.

("L'insostenibile leggerezza dell'essere" Milan Kundera)
   


Le coincidenze sempre mi sorprendono, mi agitano, mi eccitano, mi fanno fermare a pensare. 
Il caso è  frutto del caos del mondo, una meteora sparata che mi colpisce senza mira?  

O è  piuttosto un  messaggio che l'universo lancia come un sassolino alla finestra della mia vita,

come un soffio nei capelli che mi fa voltare all'improvviso, 
come scoprire che la mia strada si è incrociata per un momento con un'altra.

Un pensiero si incrocia con un viso, 
un sogno si colora all'improvviso della tinta di un incontro,
parole si fondono dietro un ulivo,
desideri  si materializzano nella chimera di un altro.

La sincronicità delle coincidenze assume i toni della seduzione  nella mia anima fuori tempo,

in una vita perfettamente spalmata sulla normalità.

Aria

M.M. 16/12/2007

(Foto: Podborka)

domenica 12 giugno 2011

Mare, portami lungi!



Il mare intero sale e scende, in uno sperpero di forza, di grazia e d'armonia. Le onde provano tutta la loro gamma, in una finzione magica. Galoppano come puledri, s'aprono come arbusti, s'alzano come montagne, si estendono come valli, e ridono e piangono, parlano diffusamente e tacciono di colpo, e vivono del cielo e lo negano, si vestono di broccati e di sete e si spogliano tutte.
La suggestione dell'acqua resa umana è evidente. In tal modo chiama la sua occulta bellezza, che, col solo dire alla nostra anima: "vieni con  me", se la porta via. E il corpo allora, persuasivo, trascina l'anima stordita, con un grande sforzo delicatissimo, dalla murata alla cabina.

["Diario di poeta e mare" Juan Ramón Jiménez]



il mistero è nelle onde.
Mai uguali a se stesse.
Un incessante susseguirsi di valli e cime bianche.
Pinnacoli che tuffano in profondità,
praterie azzzurre che si interrompono ai piedi di colline spumeggianti.
Correnti che sono il vento del mare.
Venti che sono la corrente del cielo.
E le onde che seguono ora le une ora gli altri senza premeditazione.
Misteriosamente.
Scie di sogni che tuffano nei flutti, pare si perdano, forse si mischiano...e tornano.
Naufraghe di un'anima che non smette di cercare nei colori della burrasca.

Aria
eco del 10/02/2009 M.M.




Mare! Anche a te io mi affido – capisco ciò che vuoi dirmi,
Scorgo da riva le curve tue dita che invitano,
E credo che allontanarti non vuoi prima d’avermi toccato,
Dobbiamo fare un giro insieme, mi spoglio, portami lungi, che non veda più terra,
Cullami sui molli tuoi cuscini, cullami in ondoso assopimento,
Schizzami di sprilli amorosi, ché io ben saprò ripagarti.

(Frammento di “Il canto di me stesso” n. 22, in FOGLIE D’ERBA, Walt Whitman. versione integrale e originale qui)





Ed io vado a sentire che ha da dirmi il mare, il blog riapre a settembre.
E, tra un'ondoso assopimento, un giro e uno sprillo, tornerò a salutare i miei amici come possibile.
Per ora, lascio un sorriso a chi passa ed un abbraccio agli amici.
Aria




Le tre foto in alto sono di David Orias
La foto in basso è di Elena Kalis

giovedì 2 giugno 2011

chiardiluna

Sappiamo già che di questi due si amano le anime, i corpi e le volontà, però mentre sono coricati assistono le volontà e le anime al piacere dei corpi, o forse vi si attaccano di più per prender parte al piacere, è difficile sapere che parte ci sia in ogni parte, se ci sta perdendo o guadagnando l'anima quando Blimunda alza le gonne e Baltasar slaccia le braghe, se ci sta guadagnando o perdendo la volontà quando entrambi sospirano e gemono, se il corpo è vincitore o vinto quando Baltasar riposa in Blimunda e lei fa riposare lui, riposandosi entrambi. Questo è il miglior odore del mondo, quello della paglia smossa, dei corpi sotto la coperta, l'odore del freddo che entra attraverso le fessure de pagliaio, forse l'odore della luna, tutti sanno che la notte ha un altro odore con il chiardiluna, (...)

("Memoriale del convento", José Saramago)




.

Mi mescolo a te
ancora
Tu ti trasformi in onda
ed io nel rumore che fai
io divento umida terra
e tu l’acqua che mi disseta
in questa notte
profumata di luna
tu sei la pelle del mio corpo nudo
ed io le labbra dei tuoi baci

 Aria




immagine: Egon Schiele "Abbraccio amanti II"  1917
ma ho rubato la luna a Chagall, qui



   

giovedì 26 maggio 2011

punto d'innamoramento maschile...

Conobbi Harriet Dietrich un anno dopo la morte di suo padre, l'estate del mio primo libro. Lei era tornata a casa da Berkeley, e lavorava come assistente nella biblioteca civica. Io firmai le due copie per la biblioteca e lei, stringendosele al petto, elogiò la mia opera, la nobiltà delle sue intenzioni, la freschezza dello stile, eccetera. Ero meglio di Faulkner, insisteva, meglio di Hemingway. Io mi trovai d'accordo e, in preda a un capogiro, me ne uscii dalla biblioteca, ormai intossicato. Che animo delizioso! E poi, così informata, così percettiva, provvista d'una idea complessiva della letteratura mondiale da togliere il fiato! Quattro ore più tardi, al cader della sera, ero davanti al portico di casa sua, ansioso di continuare quella conversazione tanto stimolante.
Siccome non ero stato invitato, lei fu sorpresa di vedermi: mi diede un sorridente benvenuto e aprì la porta su un piccolo salotto vittoriano con le poltrone rosse e un amorino. Mi spiegò in un sussurro che la madre era già andata a letto nella stanza a fianco. Diedi a vedere che la circostanza mi metteva a disagio, mi scusai e feci per tornare sui miei passi, ben sapendo che lei mi avrebbe fermato, cosa che fece prontamente, guidandomi nuovamente verso l'amorino, ove mi disposi ad ammirare quel suo nobile, sensuale, morbido posteriore, interrogandomi se avesse il pelo pubico biondo come le trecce che arrivavano alle spalle. La sua voce era delicata come la brezza della sera, e io immaginai quella sua bocca di ciliegia che mi mormorava "Scopami ti prego scopami, Henry!" La vidi incrociare e disincrociare le ginocchia dorate al di sotto della gonna corta, e sospirai al pensiero di essere immobilizzato tra di esse in una presa a forbice. A ogni respiro le si sollevava il seno e io mi baloccavo fantasticando di tirarle fuori le tette dal vestito in qualche maniera teatrale, come se stessi levando al cielo due coppe d'oro. Garantito che me la trivellavo: del resto, eravamo già quasi a contatto di pelle, ed era tutto un aggiustamento di posizioni. Non era amore, ma la voglia era anche meglio.

("La confraternita dell'uva" John Fante)































Ah gli uomini.....hai voglia a dire che vogliamo essere amate per la nostra intelligenza :))))))


martedì 19 aprile 2011

ho rubato...

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....il primo giorno di primavera, in un turbine di vento fresco, colore nuovo, odore recente, canzone tenera. Il mondo si è fatto piccolo, per ricominciare a crescere. Nient'altro. (Juan Ramón Jiménez)

...i colori di una tela,  blu, verde-violetto, verde e bianco, bianco, verde e bianco-rosa, come li aveva descritti Van Gogh in una lettera a suo fratello Theo spiegando che "il Mediterraneo ha lo stesso colore degli sgombri, vale a dire mutevole, non sempre si sa bene se è verde o violetto, non sempre si sa se c'è del bleu, perché a secondo del riflesso mutevole prende una tinta rosa o grigia". E in effetti, ogni volta che lo sguardo si spostava da un'onda alla spuma, dal cielo al mare, perdevo i colori e ne trovavo altri,  il verde diventava blu, allora ho provato a sfiorare l'azzurro ma si è stemperato nelle mani ed è fuggito impaziente di tuffarsi negli abissi per tornare su carico di nuove tonalità! E mentre i colori giocavano con me, lo sguardo si è soffermato sulle barche verdi, rosse, blu, così graziose che facevano pensare ai fiori. "Ci sta solo un uomo su queste barche, e non si riesce a pensarle in alto mare. Se la filano quando non c'è vento e tornano a terra se ce n'è un po' troppo".

...un ricordo perduto, sono discesa nella mia memoria e dalle vertigini di quell'abisso che pareva senza fondo, ho liberato quel ricordo, l'ho spogliato di ogni inutilità, di parole eccessive, di significati allargati, e l'ho affidato alla notte. Mentre lo seguivo nelle strade, nelle gocce, nel riflesso della luna, brillava come una moneta sotto la pioggia, probabilmente perché non lo avevo mai guardato se non, forse, in un sogno.

...l'orizzonte, quella linea che perde il confine, dove il cielo diventa mare e il mare cielo, acqua fusa d' un colore indefinibile d'azzurroverdeargento. Ne ho visti tanti, orizzonti, ma nessuno è come quello sul mio mare, una linea che incorpora lo sguardo. Quella mattina la tramontana aveva spazzato via ogni traccia di foschia, e nell'aria tersa e trasparente si disegnavano le montagne dell'Albania, ancora piene di neve, e sembrava una magia, che fossero comparse laggiù, dove c'è sempre il mare! Sapere che quelle montagne ci sono, anche quando non si riescono a vedere, è un invito a guardare oltre. C'è sempre un oltre, dopo l'orizzonte.

         


 




Bellezza è allungare le mani nell'anima del mondo e raccogliere stupore.

Bellezza è stupore


Aria
















Confesso,
sono una ladra di bellezza.



http://ladridibellezza.blogspot.com/

mercoledì 23 marzo 2011

cyclettando

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L'amore, se non è una bicicletta su strada che si tiene in equilibrio momento per momento pedalando con forza e facendo girare le due vite che la catena accoppia, è una cyclette piantata in terra. E tu hai voglia a pigiare sui pedali e a sudare: questa macchina sadica per celibi non ti conduce da nessuna parte.

["La bruttina stagionata" Carmen Covito]






Sì, ma almeno ti fa dimagrire!

[A meno che si abbia un metabolismo come il mio che, dopo aver tentato il suicidio ed essere stato salvato in extremis da una doppia razione di crêpes alla nutella e panna, si è posto in stato di sciopero ad oltranza fino a quando non riprenderà la regolare somministrazione quotidiana di carboidrati/proteine/lipidi sotto forma di brioche alla crema e nutella, lasagne al forno (con le polpettine), paninazzi con wurstel patatine maionese ketchup, linguine panna e porcini, cotolette fritte, frittura mista di paranza, 5 mars e 2 pacchi da 250g di liquirizie ripiene e gommose alla frutta. Nel qual caso, son cazzi amari.]


mercoledì 23 febbraio 2011

Nessuno si bagna due volte nello stesso fiume

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     Guardo ora il fiume che conosco così bene. Il colore delle acque, il modo in cui scivolano lungo le rive, i verdi zampilli, la piattaforma di limo dove hanno trovato dimora le rane, dove le libellule (dette anche cavalocchi) posano l'estremità delle piccole grinfie - questo fiume è qualcosa che mi scorre nel sangue, a cui sono legato da sempre e per sempre. In esso ha navigato, ho imparato a nuotare, ne conosco il fondale e le tane dove i barbi si librano immobili. E più che un fiume, forse è un segreto.
     E, tuttavia, queste acque già non sono più le mie acque. Il tempo vi fluisce, le trascina ed è trascinato nella corrente liquida, lentamente, alla velocità (qui, sulla terra) di sessanta secondi al minuto. Quanti minuti sono già passati da quando mi sono sdraiato sulla riva, sul fieno secco e dorato? Quanti metri è avanzato quel tronco marcio che galleggia? La campana suona ancora, un brivido ha scosso ora la sera, dove sono gli aironi? Lentamente mi alzo, scuoto i fili di paglia dal vestito. Mi infilo le scarpe. Prendo un sasso, un sasso rotondo e compatto, lo lancio in aria, in un gesto del passato. Cade in mezzo al fiume, s'immerge (non lo vedo, ma lo so), attraversa le acque opache, si posa nel fango del fondo, s'interra un po'. Ha cambiato posto, forse l'inverno lo trascinerà più lontano o lo restituirà alla riva da cui l'ho preso. O forse resterà lì per sempre. 
.
     Scendo fino all'acqua, vi immergo le mani e non le riconosco. Mi vengono alla memoria altre mani immerse in un altro fiume. Le mie mani di trent'anni fa, il fiume antico di acque che si sono ormai perse nel mare. Vedo passar il tempo. Ha il colore dell'acqua ed è carico di detriti, di petali strappati da fiori, di un rintocco lento di campane. Intanto, come un lampo passa un uccello color del fuoco. La campana tace. E io scuoto le mani bagnate di tempo, alzandole fino agli occhi - le mie mani di oggi con cui afferro la vita e la verità di quest'ora.

[José Saramago -  "Nessuno si bagna due volte nello stesso fiume" / Di questo mondo e degli altri ]






mercoledì 16 febbraio 2011

doni

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.
.
E
sia
il
nostro
silenzio
a
colpirci
con
un
bacio

Nel
suono
del
mare








(Carmelo Bene)










lunedì 31 gennaio 2011

immaginando

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(...)
Ma la mia occupazione preferita consisteva nell'immaginare e ripetermi continuamente un'intera giornata a casa, senza lacune, se possibile dal mattino fino alla sera e di farlo limitandomi comunque a fatti modesti. Perché mi sarebbe costata troppa fatica immaginare una giornata eccezionale, magari addirittura la giornata ideale - e così immaginavo semplicemente una giornata brutta, la sveglia al mattino presto, la scuola, l'imbarazzo, il pranzo cattivo, e qui nel campo di concentramento realizzavo tutte le innumerevoli opportunità che non avevo saputo cogliere, che avevo rifiutato o magari nemmeno notato, e le realizzavo, oserei dire, il più compiutamente possibile. Ne avevo gia sentito parlare e adesso potevo testimoniarlo io stesso: davvero, neppure i muri  opprimenti di una prigione possono frenare il volo dell'immaginazione. Il problema era soltanto questo: se mi spingevo fino a dimenticare persino le mani, allora la realtà ben presto tornava a imporsi con grande vigore e determinazione perché, malgrado tutto, qui continuava a esistere.






["Essere senza destino" Imre Kertész ]

altri frammenti QUI






















foto dal web





lunedì 22 novembre 2010

civetteria

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          Una pelle tiepida e viva, sotto la quale scorreva un sangue caldo di passione; linee che avevano la precisione del marmo e l'ondulazione del flutto; un volto altero e impassibile, dove il rifiuto si univa alla seduzione, e che si compendiava in un fulgore; capelli colorati come da un riflesso d'incendio; una galanteria d'ornamento che aveva e dava il brivido della voluttà; la nudità appena accennata che tradiva lo sdegnoso desio d'esser posseduta a distanza dalla folla;  una civetteria inespugnabile; l'impenetrabile dotato di fascino; la tentazione assopita d'una intravista perdizione; una promessa ai sensi e una minaccia all'anima; una doppia ansietà: il desiderio e il timore. Egli aveva poco prima veduto tutto questo. Aveva poco prima veduto una donna.
          Aveva poco prima veduto più e meno di una donna, aveva veduto una femmina.

["L'uomo che ride" Victor Hugo]




Che cos'è la civetteria? Si potrebbe dire che è un comportamento che mira a suggerire la possibilità di un'intimità sessuale, senza che questa possibilità appaia mai una certezza. In altri termini: la civetteria è una promessa di coito non garantita.


["L'insostenibile leggerezza dell'essere" Milan Kundera]




martedì 2 novembre 2010

donne

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Quando Baltasar entra in casa, sente il parlottare che viene dalla cucina, è la voce della madre, la voce di Blimunda, ora l'una, ora l'altra, appena si conoscono e hanno tanto da dire, è la grande, interminabile conversazione delle donne, sembra cosa da niente, questo pensano gli uomini, neppure loro immaginano che è questa conversazione che trattiene il mondo nella sua orbita, se non ci fossero le donne che si parlano tra loro, gli uomini avrebbero già perso il senso della casa e del pianeta, (...)



[“Memoriale del convento” José Saramago]
altri frammenti QUI







"Adoro la canzone che ti ho mandato e penso che ti somigli molto, perché per natura sei sorriso, allegria, consolazione e speranza.
Perchè le donne, ma tu in somma misura, sono Remedios per l'umanità, sono tessitrici, cucitrici, rammendatrici di tutto ciò che è lacerazione: sono il contrario della guerra. Sono Penelope, ma anche Aracne e Calipso, e nella loro tela sanno sempre e comunque trovare...remedios.
Stasera ti racconto una bella storia
Baci Baci
C."
(regalo ricevuto da un'amica, da una donna)




immagine: Burne Jones "The Three Graces"

giovedì 14 ottobre 2010

Sveglia

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"In questo paese la gente non apprezza il mattino. Si fanno svegliare di prepotenza da una sveglia che spezza il sonno come un colpo di scure e si abbandonano subito a una fretta funesta. Mi dica lei come può andare una giornata che comincia con un simile atto di violenza! Cosa può esserne di persone che giornalmente ricevono, per mezzo di una sveglia, un piccolo elettroshock? Ogni giorno che passa si abituano alla violenza e disapprendono il piacere. Mi creda, è il mattino che decide del temperamento di un uomo".



[“Il valzer degli addii”  Milan Kundera]


...e anche di una donna.






I
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c
a

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m
a
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t
i
n
o
.

oh!





altri frammenti di "Il valzer degli addii" QUI




lunedì 27 settembre 2010

Invidioso

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(...)




          Un io feroce: l'invidioso è tutto qui.
           Altre qualità: Barkilphedro era discreto, riservato, fattivo. Teneva tutto per sé, e si rodeva nel suo odio. Una enorme bassezza d'animo comporta una enorme vanità. Era amato da coloro che egli divertiva, e odiato dagli altri; ma si sentiva disprezzato e da chi lo odiava e da chi lo amava. Egli si frenava. Tutti i suoi rancori bollivano senza far rumore nella sua rassegnazione ostile. Era indignato, come se i bricconi ne avessero diritto. Era silenziosamente in preda alle furie. Mandar giù tutto, era la sua abilità. Aveva sordi crucci interiori, frenesie di rabbia sotterranea, fiamme covate e nere, di cui nessuno si accorgeva; era un collerico fumivoro. La superficie sorrideva. Era cortese, premuroso, docile, amabile, compiacente. Non importa chi, e non importa dove, lui, salutava. Bastava un soffio di vento a farlo inchinare fino a terra. Avere un giunco nella colonna vertebrale, che fonte di fortuna!
          Questi esseri nascosti e velenosi non sono tanto rari come si può credere. Noi viviamo circondati da strisciamenti sinistri. Perché esistono i malvagi? Questione dolorosa. Chi medita se la pone continuamente, e chi pensa non la risolve mai. Di qui l'occhio triste dei filosofi sempre fisso a questa montagna di tenebre che è il destino, e dall'alto della quale il colossale spettro del male lascia cadere a terra serpenti a piene mani.

(...)

["L'uomo che ride" Victor Hugo]
























immagine: Hamada Chimei

sabato 12 giugno 2010

Oggi, mare, sei il mio cuore

           E c'è il mare, che l'estate inquieta e placa. E la frescura delle onde che di colpo s'induriscono e coprono di indolenti fili d'acqua le lunghe sabbie ardenti. E l'ombra di un canneto abbandonato che disegna al suolo il lento passo delle ore luminose. Tutto ciò ha senso se sotto il sole e sulla sabbia, e dentro l'acqua, e proiettato nella nitida trasparenza della distanza, il corpo è accompagnato dall'uguale certezza che lo riflette e sublima.
(...)      In questi giorni di fuoco è necessario essere di fuoco. L'estate è un corpo di donna che avanza come polena, fiamma che rompe le fiamme. Ha in mano gli innumerevoli fiori che resistono al tempo. Trasporta con sé un segreto di vita che corre sulle onde del mare, sulle cime rumorose degli alberi, tra la soffice lanugine che riveste l'incavo delle ali degli uccelli. L'estate canta trionfale. E' un grido di giubilo lanciato verso i misteri minacciosi. E diviene un mormorio dentro le notti scure e profumate, quando una lieve e tiepida brezza giunta dalle arche dell'orizzonte passa sul volto come un'imponderabile carezza di mani amate.
            Canto l'estate che mi canta. E giro lentamente il corpo in questo spazio come un figlio del sole, mentre il mare risplende. Pianto i piedi nella sabbia che ubriaca e colgo con le mani avide i frutti più alti. E' tempo loro. Mi distendo lungo sulla barca portata dalla corrente e vedo passare rami verdi, bianche nubi, cieli di azzurro e perla, uccelli prodigiosi.
             Cade su di me una profonda e dolorosa allegria: verrà l'inverno, ma oggi è estate.

["L'estate" / Di questo mondo e degli altri - José Saramago]



Oggi, mare, sei il mio cuore 
e io  ti creo  col mio ricordo avido e dirompente, mentre ti guardo e ti raggiungo.

Un'onda  immediata e franante raccoglie  il cielo azzurro
scava dall'orizzonte e dirompe sino alla riva
discioglie il colore sulla sabbia e prova a dipingermi i piedi di
blu
 Passa e riparte, torna, ritenta,  in un incessante susseguirsi di palpiti uguali al cuore di ogni giorno
 movimento perpetuo, costante mutamento, perenne contraddizione.
Guardare il mare fa male agli occhi cambia al sole di volta in volta concavo e convesso
 ricorda una lamina metallica di mille tonalità
diverse
 Zampilli sfrangiati come fili lucenti  tentano di legare colori che  non si sono ancora posati in alcun luogo
e come foglie di luce si disperdono nel vento
L'azzurro si stempera nelle mani e fugge le mie dita impaziente di tuffarsi negli abissi e tornare carico di canti
profumati.
Seguo un'onda fremente e sognante che ha inzuppato la mia pelle di baci, mi abbandono alle liquide mani del mare,
i capelli si distendono nel verde smeraldo,  i piedi continuano ad avanzare pigramente sulla sabbia,
l'acqua mi scivola sul collo titillandolo con morbide carezze risale sul mento, gorgheggia nelle orecchie, mi bacia le 
 labbra
lo sguardo cattura una nuvola candida che  nuota nel cielo fluido
La pelle si imbeve di suono umido, gli occhi si tingono di vento,i pensieri si disperdono nel nulla come
frammenti di aria.
Con quale sottile piacere il mare si impossessa di me! Regalandomi l'illusione che sia io, a possedere
lui.
Chiudo gli occhi e mi lascio naufragare nella bellezza.
Resto fuori da ogni cosa, ora che sono dentro ogni cosa.
Non c'è più posto per le parole.
Oggi il mio cuore è il mare.

Aria



Vado a prenderti il mare
dove il mare è più blu
chiuso nel palmo delle mani
così che tu possa vedere
i miei mille volti
così che tu possa scoprire
il mio vero nome
così che tu possa leggere
nel mio cuore
.
Aria

eco del 21/11/2007




E quando sarò andata, andata via,

il mio canto potrà forse restare

per poco, come l'onda nella scia

dopo che s'è perduta in alto mare.








Ci rivediamo a settembre.
Un bacio agli amici.
Un sorriso a chi passa.
Aria

foto: Elena Kalis


giovedì 3 giugno 2010

un altro cuore

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Sono una grande smemorata e distratta, vagolo spesso nei miei pensieri attraversando la gente che mi parla, i doveri che mi impone la quotidianità, e spesso anche la strada senza guardare di qua e di là. Così un giorno la mia amica C. mi prestò un libro di Borges, e mi consigliò di leggere la storia di Ireneo Funes, un uomo che una caduta da cavallo condannò a ricordare tutto, a non dimenticare nulla. Era un libro appartenuto a suo suocero, uomo di grande cultura, edito nel 1967  (il libro, non suo suocero),  pieno di fascino (sia il libro che suo suocero). Mi piace leggere sulla carta, toccare le parole, saltare le pagine, tornarci su, sottolineare un rigo, fare un orecchietta ad una pagina su cui già so che vorrò tornare. E, proprio per questa ragione, di solito preferisco che i libri siano miei, e nuovi. Quel libro mi ammaliò. Oltre al fascino di Borges vi era il fascino delle mani e dei pensieri di chi aveva amato quel libro. Era pieno di sottolineature e note a margine, piccole annotazioni a matita  scritte con grafia elegante, un po' curva, tratti decisi e allungati, ma chiari. Ho trattato quel libro con delicatezza e rispetto, e anche con una certa timidezza.. come entrassi, ogni volta che ne sfogliavo le pagine, in casa di qualcuno senza chiedere permesso. E l'ho amato. Ho amato quelle pagine ingiallite appartenute ad un altro mondo, ad un altro cuore.
Aria














(...)

Mi disse che prima di quella sera piovosa in cui il focoso alipede lo revesciò, egli era stato quello che sono tutti i cristiani: un cieco, un sordo, uno stordito, uno smemorato. Diciannove anni aveva vissuto come uno che sogna: guardava senza vedere, udiva senza sentire, dimenticava tutto, quasi tutto. Nel cadere aveva perduto conoscenza; quando la recuperò, il presente era quasi insostenibile tanto era ricco e nitido, e anche i più antichi e più comuni ricordi.

(...)





Pensare è dimenticare le differenze, è generalizzare, è astrarre.

(...)





Altri frammenti di "Funes, la memoria in persona" Jorge Luis Borges, QUI
foto: Azram

nota

I post etichettati col tag "echi" sono ritorni di parole, ripubblicazioni di pensieri posati nel tempo andato in due blog sul portale di Libero (che non ho cancellato nonostante li ritenga finiti). Per ragioni ogni volta diverse ho voglia di sentire l'eco di quel passato, qui.

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Cara, amica mia cara,
ciò che riceverai sono oggetti da riempire, come lo è la vita d'altronde. Riempire con le tue scintille di bellezza che assomigliano un po' alle mie - altrimenti perché saremmo amici? continua

infiniti cristalli, brandelli di trasparenze raccolti ai bordi di un'anima fragile, se frugo in me non trovo che questo: frammenti di aria.

passato prossimo

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