Qui le più fragili mie foglie, eppure quelle che dureranno più a lungo,
Qui velo e celo i miei pensieri che non mi piace rivelare,
Eppure essi mi rivelano più di ogni altra mia poesia.



Walt Whitman

UnderConstruction



Quando ho mangiato bene mi informo sul destino degli altri.

(pagina CulinAria, che non è una roba porno, ve lo dico:)

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martedì 12 giugno 2012

12 giugno

"Tu sei forte, sei una roccia...ma speciale, plasmata dal vento della passione e dalla luce solare della bellezza: come la semplice, solida e solidale pietra dei muretti a secco, che custodiscono la bellezza spontanea e genuina dei papaveri rossi e degli ulivi verdi...come la pietra che, sulle coste, ha eretto le torri di avvistamento e che, in lontananza, suggeriscono che lì dove c'è quella roccia, c'è sempre la grandezza del(l'a)mare...Auguri mia cara, auguri!"

Grazie amico mio caro, sei un Angelo,  auguri anche a te!

[ Lo so, sembra è un post autocelebrativo, ma me lo regalo e dico addirittura che  me lo merito, ché di solito mi massacro,  e ho voglia di crederci, almeno cinque minuti, ecco! ]


venerdì 17 febbraio 2012

una melagrana profonda e aperta

Mi beso era una granada,
profunda y abierta;
tu boca era rosa
de papel.

El fondo un campo de nieve.

Mis manos eran hierros
para los yunques;
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada.

El fondo un campo de nieve.






Il mio bacio era una melagrana,
profonda e aperta;
la tua bocca una rosa
di carta.

Il fondo un campo di neve.

Le mie mani erano ferri
per le incudini;
il tuo corpo  il tramonto
d'uno scampanio.

Il fondo un campo di neve.






frammento di "Madrigale" Federico García Lorca.
Versione versione originale ed integrale QUI


 




per te, Vale :)

elaborazione grafica FrammentAria

venerdì 22 ottobre 2010

Le tue parole

.
.
AMico mio
.
.
.
.
Ho incontrato il tuo ramo che oscillava vicino al mio, e sentivo come fosse difficile sopportare il peso di certi venti
e il tuo ramo sentiva il mio

Ho incontrato le tue radici sottoterra, radici solitarie e dolenti, rattrappite nell'ombra del dolore
eppure quelle radici hanno sfiorato le mie, e le mie hanno riconosciuto le tue

Hai gettato nel mio vuoto un granello di terra ogni volta che quel vuoto rischiava di soffocarmi
e io ho gettato granelli di terra nel tuo vuoto ogni volta che quel vuoto rischiava di soffocarti

Ho raccolto le gocce che scorrevano dal tuo albero ferito
e tu hai raccolto le mie

Mi hai riconosciuta.

E io ho riconosciuto te.

A questo servono non solo una delle tue parole,
perché io (ri)conosca te, in me.

E tu in me.

Questo mi salva.

E ti salva.















[Perché il suo sguardo sa perforare il visibile e sprofondare sino al nucleo dove le parole stringono l’origine, la vita, assecondando il bisogno di cercare dentro di sé ciò che non è accaduto fuori.

Perché continua a perdersi nel suo sentimento oceanico alla ricerca continua di quell’isola che abiti il suo cuore.

Perché ho raccolto i pezzi della sua dignità, li ho riposti nelle mani e glieli ho restituiti, grata a lui per aver riconosciuto me, e per aver raccolto le mie lacrime impedendo così che si disperdessero.

Perché lui diventa ombra per entrare nell’ombra, e poter catturare la luce.

Perché le sue parole non sono (solo) gli appunti di un esploratore, né l’approdo di un viandante, ma elementi su cui tornare, frantumarsi e modificarsi nella propria fisionomia d’uomo come l’onda si trasforma nell’incontro con lo scoglio che la infrange.

Perché lui discorre verso se stesso, lungo la via più difficile, quella che percorre le proprie sofferenze per arrivare al fondo di queste.

Perché indosso le sue parole, e sono della mia taglia.]



E rimango seduta accanto a te, a sentirti parlare.


Aria
disegno di Aria

lunedì 4 ottobre 2010

dried

.
.
.

Qualche giorno fa facevo pulizia fra i vecchi libri di scuola e, sfogliando un vecchio grosso dizionario,  ho trovato un papavero fra le pagine. La memoria, la mia anarchica memoria,  ha cominciato un viaggio indietro nel tempo, tanto indietro, tanto tempo. Era una cosa che facevo spesso, seccare i fiori selvatici, soprattutto papaveri e margheritine, i fiori di camomilla. Fra le pagine dei libri. Amo i papaveri, fiori apparentementi delicati, bellissimi,  nelle campagne del mio paese d'estate disegnano tappeti infiniti di rosso. Si piegano al vento, resistono alla calura e al tempo. Ho trovato il mio papavero intero, sottilissimo, rosso scuro, il gambo ancora pieno di pelucchi. E' stata una sorpresa. Appena l'ho visto mi ha travolta una cascata di ricordi cristallini, allegri e pieni di risate. Ricordo che quel giorno, come accadeva spesso, ero con le mie amiche in giro in bicicletta. Andavamo a raccogliere le more. Quante ce n'erano! more nere e rosse, enormi e dolci. Le mangiavamo sedute sul marciapiede, tuffate (le more, dico) nella panna montata, nelle risa, nelle chiacchiere e nelle burle, il nostro gioco preferito. Un papavero così fragile e delicato è stato capace di regalarmi, dopo oltre 30 anni, una giornata intera di meraviglia.
Traccia di quel passato leggero e tenero, spensierato e giovane, che ha forgiato il mio sorriso. Ho ricordato dove è nato il mio sorriso. E l'ho lasciato lì, il papavero... nelle pagine del dizionario. Ora so dove cercarlo quando farò fatica a riconoscere la meraviglia.






imprigionato nel tempo
nel suo tempo
in quell'istante che rimane puro e intenso come i petali trasparenti
ancora chiusi a custodire
ciò che è stato






Aria



disegno di Aria

mercoledì 17 marzo 2010

Fiore

.
.
.
.
.
.
.
Fiore che non dura
oltre l’ombra di un attimo
la tua freschezza
persiste nel mio pensiero.

Non ti ho perduto
in ciò che sono,
se pure, o fiore, non ti ho visto mai
dove io non sono che la terra e il cielo.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .






















(“Fiore che non dura”  Fernando Pessoa)
versione originale




tratto di Aria





Faccio una piccola pausa, a presto. Un sorriso a chi passa, un bacio agli amici. Aria

venerdì 29 gennaio 2010

tinte

.
.
.

...ora so che il nostro mondo è tanto instabile quanto un'onda che si innalza in mezzo all'oceano. Quali che siano stati i nostri conflitti e i nostri trionfi, per quanto indelebile sia il segno che questi abbiano potuto lasciare su di noi, finiscono sempre per stemperarsi come una tinta ad acquerello su un foglio di carta.

("Memorie di una geisha" Arthur Golden)












Avevo un  sogno
un tempo,
era rosso scarlatto,
andava a passi regali
e colorava i miei giorni
di vivaci pastelli...
      arrivarono i venti.
          Pian piano sfocò,
          impallidì
          frantumò in
          nembi distratti
          e confusi.
                        Fra le timide lacrime
                        scorsi l'orizzonte lucente
                        alzai lo sguardo
                        un sogno nuovo
                        allargava
                        le braccia giocose
                        tinte di azzurro brillante.
                                                          Avevo un sogno
                                                          un tempo,
                                                          era azzurro brillante,
                                                          andava a passi regali
                                                          e colorava i miei giorni
                                                          di vivaci pastelli...
                                                                  arrivarono i venti.
                                                                         Pian piano sfocò, 
                                                                         impallidì 
                                                                         frantumò in  nembi
                                                                         distratti e confusi.
                                                                                                    Fra le timide lacrime      
                                                                                                    scorsi l'orizzonte lucente
                                                                                                    alzai lo sguardo             
                                                                                                    un sogno nuovo            
                                                                                                    allargava                   
                                                                                                    le braccia giocose       
                                                                                                    tinte di verde smeraldo.
                                                                                                                                       Avevo un sogno
                                                                                                                                       un tempo,
                                                                                                                                       era verde smeraldo....             

 
Aria

martedì 24 novembre 2009

come alberi

.
.
.
.
.
.
.
Vorrei vivere in un bosco, dove la quercia e il faccio i rovi e il muschio hanno uguale diritto di sopravvivenza, tutt'al più c'è qualche fungo parassita che fa il furbo. Dove non senti commenti sul colore del tronco, o ti guardano male perché hai le foglie scompigliate. Oppure sotto il mare dove nessuno è più forte degli altri, ci si mangia a vicenda con equanime appetito.



[...]























Non esistono alberi brutti o belli. Il tempo dell'albero somiglia al mio, è il tempo curato e riempito di vita, il tempo più bello che ci sia al mondo. Guarda quell'albero, ha il tronco che sembra ritorto da qualche mano gigante. E' bello come quel pioppo diritto e superbo. E quel pino? Si è inclinato e sghembato, per cercare il sole. Belli, tutti. In ogni stagione. Eternamente vivi, frustati dalla pioggia, piegati al vento e poi di nuovo immobili.

("Achille piè veloce" Stefano Benni)







Tornerò fra qualche giorno. O mai. O dopo. Prima o poi.

nota

I post etichettati col tag "echi" sono ritorni di parole, ripubblicazioni di pensieri posati nel tempo andato in due blog sul portale di Libero (che non ho cancellato nonostante li ritenga finiti). Per ragioni ogni volta diverse ho voglia di sentire l'eco di quel passato, qui.

altrove

Lettori fissi

Scaffali





Cara, amica mia cara,
ciò che riceverai sono oggetti da riempire, come lo è la vita d'altronde. Riempire con le tue scintille di bellezza che assomigliano un po' alle mie - altrimenti perché saremmo amici? continua

infiniti cristalli, brandelli di trasparenze raccolti ai bordi di un'anima fragile, se frugo in me non trovo che questo: frammenti di aria.

passato prossimo

... .. . ..

. . . . .