Qui le più fragili mie foglie, eppure quelle che dureranno più a lungo,
Qui velo e celo i miei pensieri che non mi piace rivelare,
Eppure essi mi rivelano più di ogni altra mia poesia.



Walt Whitman

UnderConstruction



Quando ho mangiato bene mi informo sul destino degli altri.

(pagina CulinAria, che non è una roba porno, ve lo dico:)

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

mercoledì 2 maggio 2012

hysteria




(...)
l'isterismo è una forma di energia?
Sarà forse possibile canalizzarlo?
avere delle piccole centrali alimentate a zitelle infelici, dinamo messe in moto da vedove sull'orlo dello strapiombo della quarta età?
Sarebbe un bel risparmio: tutta igiene mentale assicurata, e si otterrebbe di mettere finalmente al bando ogni sottoprodotto solforoso dell'emotività che inquina la vita familiare e rende micidiali le parentele; senza contare poi la ricaduta benefica anche sull'ambiente urbano.
Ma, d'altra parte, i vantaggi ecologici ed economici indurrebbero gli amministratori a una politica di incremento delle frustrazioni socio-sessuali delle donne: ci sarebbero campagne di moralizzazione, pubblicità a favore della castità volontaria, magari anche un campetto di concentramento per le più impenitenti.
Le donne, deprivate di ogni sfogo, farebbero la coda per rovesciare il loro tributo di isteria nei centri di raccolta comunale.
Ira alla patria?















("La bruttina stagionata" Carmen Covito)



[inutile dire che, solo io, alimenterei un palazzo di 10 piani] 


immagine: web

martedì 17 aprile 2012

emozioni

.

Lucenti come aquiloni veleggiano  e bramano. Quante emozioni. Alcune hanno segnato delle tracce invisibili, altre sono diventate un materasso su cui cadere quando non vedo altro che un buco nero, altre ancora sono sorrisi che mi sono rimasti appiccicati dentro il viso, all'interno, li vedo solo io, altre emozioni, forti, come il terrore e la disperazione sono diventate lontane, le guardo col distacco delle cose avvenute e con il rispetto delle cose che tornano, e mi accorgo, via via che il tempo passa, che perdo la memoria delle cose e degli avvenimenti ma non delle suggestioni che mi hanno regalato. Profumi, sensazioni sulla pelle, sobbalzi e sorprese... ogni tanto ne riconosco qualcuna, in altre cose e in altri avvenimenti. Perché le emozioni se vai a risvegliarle, non cambiano, sono sempre le stesse, fresche e crude.




(emozioni)
lucenti
come
aquiloni
veleggiano
e
bramano
nell'estasi
azzurra
il cuore
in cielo
e l'anima
sulle balze
legata...
sulle onde
del vento
tremula
scia
dolcemente
vado
raccogliendo
chimere
da regalare
alle nubi

Aria





venerdì 6 aprile 2012

--,--'--@




(da “Diario di poeta e mare”  poesia n. 106 - Juan Ramón Jiménez)
versione originale QUI


mercoledì 4 aprile 2012

a cosa pensi?




Lei era tornata dal lavoro tardissimo, come ormai succedeva da più di un mese, non si fermava neppure per pranzare, le scadenze sempre più vicine le toglievano il sonno. E il tempo. Lavorava anche durante i weekend, fino a tardi. Queslla sera era distrutta. Aveva cenato con un panino, sistemato casa, mandato a letto i bambini. Era stanca. Le doleva la testa. E la schiena. E i piedi. Le bruciavano gli occhi. Finalmente la giornata era finita, poteva fermarsi. E si fermò. Sprofondò nella poltrona. Accese la tivvù. Guardò lo schermo ma i colori le ferirono gli occhi. Il chiacchiericcio la infastidì. Pigiò muto sul telecomando. Accese lo stereo a tutto volume, come le piaceva fare.
Chiuse gli occhi per farsi possedere dalla musica.
Ma poi li riaprì. Le note le ferirono i timpani. Abbassò al minimo.
Prese un libro, lo aprì e si mise a leggere. Pagine bianche.
 Le parole le attraversavano la mente senza lasciar traccia.
Posò il libro sulle ginocchia.
Si accese una sigaretta.
Sentiva i muscoli del collo che lentamente si distendevano.
Guardava il fumo bianco formare strane figure che si dissolvevano in altre strane figure che...
Si sentì osservata. Alzò pigramente lo sguardo e lo vide. In piedi sulla soglia.
Lui la guardava. La osservava in silenzio.
Lui - A cosa stai pensando.....
Lei - A niente
Lui - Non è possibile
Lei- A niente. Sto fumando.
Lui - Lo vedo che fumi....ma io vorrei sapere a cosa stai pensando....
Lei cominciò a pensare a cosa stava pensando. Ma non le veniva in mente niente. Si concentrò. Forse stava pensando che doveva ricordarsi di chiudere a chiave il portone. Ma poi ricordò di averlo pensato almeno un'ora prima. Forse stava pensando che il bancomat era chiuso e doveva far benzina ma poi ricordò che...cominciò a cercare ansiosamente nella sua testa anche un solo briciolo di pensiero. Cosa? Cosa? Cosa stava pensando cristusantu se non trovo qualcosa questo non molla. Lui continuava a guardarla. A s p e t t a v a.
Lui - Sai...a volte sei così assente...chissà cosa stavi pensando...
Lei - Te lo giuro, a niente
Lui - E' impossibile non pensare a niente
Lei - Ovvio. Quello che volevo dire è che qualunque cosa fosse non la ricordo, hai interrotto i pensieri e quelli per dispetto si sono persi...iti...andati...kaput
Lui - Capita spesso che vaghi con la mente....chissà dove vai....me lo chiedo spesso....a volte vorrei essere nella tua testa....leggere nei tuoi pensieri...
Lei lo guardò sgomenta.  Il mozzicone ormai finito le bruciava le dita. Puntò gli occhi nei suoi occhi. Agganciò il suo sguardo . Lui aveva la fronte lievemente  aggrottata, era concentrato come un leone che abbia puntato la preda e aspettava.
Lei allora sollevò mollemente le braccia, portò le mani ai capelli e li spostò dal viso, si bagnò le labbra e soavemente spiegò:
- Pensavo a un cazzo............
Lui continuava a guardarla, la mascella gli cadde, la fronte si arricciò in un fascio di rughe e lei lesse nel suo sguardo sorpreso che dici? non è da te parlare in questo modo....E allora lei  finì:
 - E pure bello in tiro.
Lui girò il culo e se ne andò.
Non le parlò per una settimana.

Aria


M.M. 21/01/2008



mercoledì 21 marzo 2012

c'è

.


c'è il respiro che (finalmente) si scioglie come un rivolo d'acqua nella sabbia

c'è il mio cuore che batte   per te

c'è un raggio di sole che vivifica i  capelli

c'è una deliziosa piccola spiaggia

c'è un campo d'erba gremito di ricordi che mi seguono con lo sguardo

c'è una stella che aspetta il mattino dondolando su un alito di vento

c'è la nonna che sta diventando un po' vecchia

c'è un lavoro che forse non ci sarà

c'è una mano calda tra  le gambe bagnate

c'è il rumore del mare che si perde nel vento

c'è un vecchio ulivo che attraversa la strada

c'è il tuo volto disegnato dai miei occhi

c'è il canto delle cicale che  attende assopito

c'è la voce dei bambini che chiamano

c'è la vipera vicino al torrente

c'è l'onda che abbraccia lo scoglio

c'è il giardino della casa al mare che dorme

c'è il mio corpo  sfacciato e affamato

c'è un arcobaleno in fondo alla strada: lo voglio attraversare!

c'è il senso di colpa spinto ai margini del quadrato

c'è un vuoto da colmare: l'assenza di   te   me

c'è la vita e c'è domani



Aria


 (liberamente ispirato a "C'è" di Guillaume Apollinaire)


Foto: Angelica

sabato 25 febbraio 2012

conseguenze







La colpa è mia, piangeva, ed era vero, non si poteva negare, ma è pur certo che se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevederne tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriverremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero. I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro,compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono.

["Cecità"   Josè Saramago] 
(altri frammenti QUI)





foto: Katrin Adam

venerdì 17 febbraio 2012

una melagrana profonda e aperta

Mi beso era una granada,
profunda y abierta;
tu boca era rosa
de papel.

El fondo un campo de nieve.

Mis manos eran hierros
para los yunques;
tu cuerpo era el ocaso
de una campanada.

El fondo un campo de nieve.






Il mio bacio era una melagrana,
profonda e aperta;
la tua bocca una rosa
di carta.

Il fondo un campo di neve.

Le mie mani erano ferri
per le incudini;
il tuo corpo  il tramonto
d'uno scampanio.

Il fondo un campo di neve.






frammento di "Madrigale" Federico García Lorca.
Versione versione originale ed integrale QUI


 




per te, Vale :)

elaborazione grafica FrammentAria

martedì 31 gennaio 2012

?










il silenzio
dell'insonnia
dilata
il tempo,
lo slabbra,
lo strazia,
lo carica di luci accecanti quando sei al buio,
di bugiarde verità, di vere menzogne.
un silenzio non cercato,
imposto dall'impossibilità di controllare gli eventi
e i pensieri.

non dorme mai il silenzio?

.

Aria

[il mio continua a vegliare, però lascio un sorriso agli amici, ai lettori abituali e a quelli casuali]
foto di Ira Bordo


  16/8/2008 B.S.

giovedì 19 gennaio 2012

restless



inquietudine e senso di impotenza
l'attesa mi consuma
non ho mai saputo aspettare




lunedì 9 gennaio 2012

telesthesia

.
.
.
E mentre
disegni
la mia bocca
con l'idea
io
sento
la carezza
dei tuoi
tratti
sulle
labbra

e quando
sfioro
col pensiero
le tue mani
assetate
tu
ripercorri
i contorni
della mia pelle
profumata
d'attesa



e se canto
il tuo nome
nel silenzio
del risveglio
il tuo cuore
palpita
dentro
la melodia
di un battito
che brucia
col mio.


Aria









foto: Piotr Brosinski



domenica 1 gennaio 2012

...e me

.
.
.
.

Del primo sogno dell’anno nuovo


nessuno è partecipe,


ma ne ho solo sorriso in segreto,

tra me e me.






(da "Cento haiku" ed. Guanda)



















foto personale

martedì 20 dicembre 2011

comprendere

 La comprensione è un paniere nel quale si versano e dal quale si prendono parole gesti sguardi voci emozioni lacrime sorrisi urla e canti nel tentativo di sfamare il bisogno di non rimanere soli, di andare oltre l'incapacità di bastare a se stessi, di viaggiare nel mondo col mondo.
Capire entrare negli altri per comprendere se stessi, perdonarsi per accettare gli altri.
Ma nel momento in cui entriamo in relazione col mondo rimaniamo intrappolati dalle aspettative.
Ci aspettiamo dal capo il rispetto, dai genitori l'amore incondizionato, dai figli l'obbedienza, dal marito che lavi i piatti, dalla moglie che sia anche brava a letto, dagli amici fedeltà, dal vicino di casa che abbia sempre lo zucchero soprattutto la domenica quando noi l'abbiamo finito, dai dipendenti la puntualità, dall'amante la passione.
Le aspettative sono corazze di cui ci vestiamo strati su strati insieme ad altre armi di difesa per nascondere le nostre insufficienze, inadeguadezze, le nostre debolezze, i desideri legittimi e quelli illeciti, la nostra difficoltà di conoscere e le nostre incapacità.
Per comprendere l'altro è necessario spogliarsi di tutto ciò.
Spostare i veli.
Ascoltare.
Sentire.
E accettare che chi ci sta di fronte potrebbe disattendere quelle aspettative.
Perché a sua volta l'altro è corazzato.
Ma sopra a tutto è suscettibile di errori quanto noi.
È difettoso.
Ed è un altro.
Non è una proiezione delle nostre aspettative ma è una persona.
Con i suoi strati le sue parole i suoi gesti i suoi sguardi la sua voce le sue lacrime i suoi sorrisi.
È necessario spogliarsi.
Solo quando si è completamente nudi si è pronti a comprendere.

E, forse, ad essere compresi.
Forse.

Aria


M.M. 07/05/2008


Auguri perché tu riesca a comprendere. E amare. Ogni giorno.
Ci rivediamo l'anno prossimo.
Aria



[ps. il mio rapporto con la punteggiatura è molto intimo e personale, segue il ritmo dei miei pensieri, e spesso elude quello della grammatica. Abbiate pazienza]

martedì 13 dicembre 2011

caso

  

 
Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento  è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo?
         Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi di caffè in una tazzina.
        (...) Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco D'Assisi.

("L'insostenibile leggerezza dell'essere" Milan Kundera)
   


Le coincidenze sempre mi sorprendono, mi agitano, mi eccitano, mi fanno fermare a pensare. 
Il caso è  frutto del caos del mondo, una meteora sparata che mi colpisce senza mira?  

O è  piuttosto un  messaggio che l'universo lancia come un sassolino alla finestra della mia vita,

come un soffio nei capelli che mi fa voltare all'improvviso, 
come scoprire che la mia strada si è incrociata per un momento con un'altra.

Un pensiero si incrocia con un viso, 
un sogno si colora all'improvviso della tinta di un incontro,
parole si fondono dietro un ulivo,
desideri  si materializzano nella chimera di un altro.

La sincronicità delle coincidenze assume i toni della seduzione  nella mia anima fuori tempo,

in una vita perfettamente spalmata sulla normalità.

Aria

M.M. 16/12/2007

(Foto: Podborka)

mercoledì 7 dicembre 2011

sea


'The sea drove me away
& yelled "Go to your desire!"
- As I hurried up the valley
It added one last yell:-
               "And laugh!" '







<<  Il mare mi fece andare via
& gridò "Vai dal tuo desiderio!"
- Mentre correvo su per la valle
Aggiunse urlando un ultimo: -
"E ridi!"  >>

    




(minuscolo frammento da BIG SUR 'Sea' - Jack Kerouac)



















[è una cosa che mi piace fare, pubblicare piccoli frammenti di poesie, forse non è giusto, è come togliere un pezzo a qualcosa no? tipo una ruota ad un treno, una ciocca da una chioma, un calice dalla tovaglia.  però a me piace tanto, prendere un pezzettino e farlo brillare di luce propria, renderlo un'altra "cosa", che non ha bisogno di nulla perché sta bene così. poi ci abbino una bella immagine e diventa bello guardare un pensiero. (posso dire che è bello vero? non sono parole mie e l'immagine non è mia, quindi lo posso dire!).  Ma Kerouac ci ha pensato da sé, ha disseminato la sua opera di piccole poesie, brevi storie appena accennate, scritte con l’acquarello, dipinte con rapidi tocchi,  pops americani, di cui ho pubblicato una piccola raccolta su Ladri di Bellezza,  qui:  Haikerouac]







venerdì 18 novembre 2011

dietro le mie mani

.
.
..                                                                                                      

Vorrei  fuggire via

 
da me

   ma ovunque andassi

                          io ci sarei

       dietro le mie  mani

davanti ai miei occhi

       dentro le mie lacrime

               

                     non esiste un luogo

                dove io non ci sia







Aria





















M.M. 26/07/2007



[è un vecchio pensiero, ma potrei averlo scritto oggi.]


Foto:Ilya-LiS




 

sabato 5 novembre 2011

lento incanto

.
.

.

.
Dì, come mi spiegherai
la gioia di questa sera,
se non sappiamo perché
fu, né come, né di cosa
è stata,
se è pura gioia di nulla?

Così distaccatamente
come io ti stavo e mi stavi
guardando, più che guardarti,
i miei sguardi ti sognavano,
e mi sognavano i tuoi.

Vagavano senza meta,
né goffaggine, carezze!
Lunghi piaceri avviati,
carezze non terminate,
come non sapendo ancora
in quale punto dei corpi
finisce l’accarezzare,
e avremmo preso a cercarlo,
in lento incanto, senza ansia.
Le mani, quel che facevano
in noi non era toccare,
quanto uno scoprire; il tatto
inventava i nostri corpi,
là in piena luce, così
chiari come in piena tenebra,
dove esso soltanto può
vedere i corpi,
con le palme appassionate.
Di questi nulla si è andata
costruendo, indistruttibile,
la nostra gioia, l’amore,
quella sera.
So per questo che sebbene
non fosse nulla, stanotte,
tu poggi come una guancia
su quel biancore di piume
- cuscino che è stato ali -,
il tuo essere, il tuo ricordo,
tutto, e tutto ti riposa,
su una sera di noi,
e che è nulla, nulla, nulla.






(“Dì, come mi spiegherai “ RAGIONI D’AMORE - Pedro Salinas )
versione integrale e originale su Ladri di Bellezza


immagine: Pablo Picasso, "The Lovers (Picasso e Fernande) 1904




mercoledì 19 ottobre 2011

d'autunno

piccolo pensiero


ottobre malinconico
profumato di erba bagnata
l'enfasi dei colori assopisce nell'oro
la nebbia promette musiche d'ombra flessuose
il vento inveisce contro il languore affamato dell'aria

Lo
sguardo
cattura
il
cielo
rosso
caduto
in
grembo
all'ultima
foglia.




Aria






 

lunedì 10 ottobre 2011

sospesi











This is the first thing
I have understood:
Time is the echo of an axe
Within a wood.
.
Philip Larkin
XXVI, in Collected Poems





















Fissi lo sguardo

in attesa che qualcosa accada

e i tuoi fiori rimangono sospesi








foto di Rooze

domenica 12 giugno 2011

Mare, portami lungi!



Il mare intero sale e scende, in uno sperpero di forza, di grazia e d'armonia. Le onde provano tutta la loro gamma, in una finzione magica. Galoppano come puledri, s'aprono come arbusti, s'alzano come montagne, si estendono come valli, e ridono e piangono, parlano diffusamente e tacciono di colpo, e vivono del cielo e lo negano, si vestono di broccati e di sete e si spogliano tutte.
La suggestione dell'acqua resa umana è evidente. In tal modo chiama la sua occulta bellezza, che, col solo dire alla nostra anima: "vieni con  me", se la porta via. E il corpo allora, persuasivo, trascina l'anima stordita, con un grande sforzo delicatissimo, dalla murata alla cabina.

["Diario di poeta e mare" Juan Ramón Jiménez]



il mistero è nelle onde.
Mai uguali a se stesse.
Un incessante susseguirsi di valli e cime bianche.
Pinnacoli che tuffano in profondità,
praterie azzzurre che si interrompono ai piedi di colline spumeggianti.
Correnti che sono il vento del mare.
Venti che sono la corrente del cielo.
E le onde che seguono ora le une ora gli altri senza premeditazione.
Misteriosamente.
Scie di sogni che tuffano nei flutti, pare si perdano, forse si mischiano...e tornano.
Naufraghe di un'anima che non smette di cercare nei colori della burrasca.

Aria
eco del 10/02/2009 M.M.




Mare! Anche a te io mi affido – capisco ciò che vuoi dirmi,
Scorgo da riva le curve tue dita che invitano,
E credo che allontanarti non vuoi prima d’avermi toccato,
Dobbiamo fare un giro insieme, mi spoglio, portami lungi, che non veda più terra,
Cullami sui molli tuoi cuscini, cullami in ondoso assopimento,
Schizzami di sprilli amorosi, ché io ben saprò ripagarti.

(Frammento di “Il canto di me stesso” n. 22, in FOGLIE D’ERBA, Walt Whitman. versione integrale e originale qui)





Ed io vado a sentire che ha da dirmi il mare, il blog riapre a settembre.
E, tra un'ondoso assopimento, un giro e uno sprillo, tornerò a salutare i miei amici come possibile.
Per ora, lascio un sorriso a chi passa ed un abbraccio agli amici.
Aria




Le tre foto in alto sono di David Orias
La foto in basso è di Elena Kalis

giovedì 2 giugno 2011

chiardiluna

Sappiamo già che di questi due si amano le anime, i corpi e le volontà, però mentre sono coricati assistono le volontà e le anime al piacere dei corpi, o forse vi si attaccano di più per prender parte al piacere, è difficile sapere che parte ci sia in ogni parte, se ci sta perdendo o guadagnando l'anima quando Blimunda alza le gonne e Baltasar slaccia le braghe, se ci sta guadagnando o perdendo la volontà quando entrambi sospirano e gemono, se il corpo è vincitore o vinto quando Baltasar riposa in Blimunda e lei fa riposare lui, riposandosi entrambi. Questo è il miglior odore del mondo, quello della paglia smossa, dei corpi sotto la coperta, l'odore del freddo che entra attraverso le fessure de pagliaio, forse l'odore della luna, tutti sanno che la notte ha un altro odore con il chiardiluna, (...)

("Memoriale del convento", José Saramago)




.

Mi mescolo a te
ancora
Tu ti trasformi in onda
ed io nel rumore che fai
io divento umida terra
e tu l’acqua che mi disseta
in questa notte
profumata di luna
tu sei la pelle del mio corpo nudo
ed io le labbra dei tuoi baci

 Aria




immagine: Egon Schiele "Abbraccio amanti II"  1917
ma ho rubato la luna a Chagall, qui



   

nota

I post etichettati col tag "echi" sono ritorni di parole, ripubblicazioni di pensieri posati nel tempo andato in due blog sul portale di Libero (che non ho cancellato nonostante li ritenga finiti). Per ragioni ogni volta diverse ho voglia di sentire l'eco di quel passato, qui.

altrove

Lettori fissi





Cara, amica mia cara,
ciò che riceverai sono oggetti da riempire, come lo è la vita d'altronde. Riempire con le tue scintille di bellezza che assomigliano un po' alle mie - altrimenti perché saremmo amici? continua

infiniti cristalli, brandelli di trasparenze raccolti ai bordi di un'anima fragile, se frugo in me non trovo che questo: frammenti di aria.

passato prossimo

... .. . ..

. . . . .