Qui le più fragili mie foglie, eppure quelle che dureranno più a lungo,
Qui velo e celo i miei pensieri che non mi piace rivelare,
Eppure essi mi rivelano più di ogni altra mia poesia.



Walt Whitman

UnderConstruction



Quando ho mangiato bene mi informo sul destino degli altri.

(pagina CulinAria, che non è una roba porno, ve lo dico:)

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mercoledì 23 febbraio 2011

Nessuno si bagna due volte nello stesso fiume

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     Guardo ora il fiume che conosco così bene. Il colore delle acque, il modo in cui scivolano lungo le rive, i verdi zampilli, la piattaforma di limo dove hanno trovato dimora le rane, dove le libellule (dette anche cavalocchi) posano l'estremità delle piccole grinfie - questo fiume è qualcosa che mi scorre nel sangue, a cui sono legato da sempre e per sempre. In esso ha navigato, ho imparato a nuotare, ne conosco il fondale e le tane dove i barbi si librano immobili. E più che un fiume, forse è un segreto.
     E, tuttavia, queste acque già non sono più le mie acque. Il tempo vi fluisce, le trascina ed è trascinato nella corrente liquida, lentamente, alla velocità (qui, sulla terra) di sessanta secondi al minuto. Quanti minuti sono già passati da quando mi sono sdraiato sulla riva, sul fieno secco e dorato? Quanti metri è avanzato quel tronco marcio che galleggia? La campana suona ancora, un brivido ha scosso ora la sera, dove sono gli aironi? Lentamente mi alzo, scuoto i fili di paglia dal vestito. Mi infilo le scarpe. Prendo un sasso, un sasso rotondo e compatto, lo lancio in aria, in un gesto del passato. Cade in mezzo al fiume, s'immerge (non lo vedo, ma lo so), attraversa le acque opache, si posa nel fango del fondo, s'interra un po'. Ha cambiato posto, forse l'inverno lo trascinerà più lontano o lo restituirà alla riva da cui l'ho preso. O forse resterà lì per sempre. 
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     Scendo fino all'acqua, vi immergo le mani e non le riconosco. Mi vengono alla memoria altre mani immerse in un altro fiume. Le mie mani di trent'anni fa, il fiume antico di acque che si sono ormai perse nel mare. Vedo passar il tempo. Ha il colore dell'acqua ed è carico di detriti, di petali strappati da fiori, di un rintocco lento di campane. Intanto, come un lampo passa un uccello color del fuoco. La campana tace. E io scuoto le mani bagnate di tempo, alzandole fino agli occhi - le mie mani di oggi con cui afferro la vita e la verità di quest'ora.

[José Saramago -  "Nessuno si bagna due volte nello stesso fiume" / Di questo mondo e degli altri ]






mercoledì 16 febbraio 2011

nell'attimo

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Spiragli di tempo illuminano l'oscurità
bolle d'ombra graffiano la memoria
scie di lontananze bucano la notte.
Evapora il silenzio negli intervalli di luce.

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Ho provato
a fermare
il cielo
ma
non ho mani
per afferrarti
le dita
impigliate
nell’attimo
in cui
le hai baciate
:
e
il sogno
rinasce
tra i tuoi
silenzi
e il mio
sentire



Aria

doni

.
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.
.
.
E
sia
il
nostro
silenzio
a
colpirci
con
un
bacio

Nel
suono
del
mare








(Carmelo Bene)










mercoledì 9 febbraio 2011

azzurro liquido

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L'armadio pieno di sorrisi appesi, e cassetti colmi di ricci rosso rame, ripiani carichi di labbra scarlatte,
un sacchetto di carezze da mangiare come liquirizie colorate, e un cielo sazio di nuvole incrostate di sole.
Ho occhi saturi di onde gigantesche,
e collane di profumi d'erba e di mare in tempesta,
lentiggini che si inseguono sulla pelle.
Tanta vita da indossare.
E niente che mi riempia.
Di azzurro liquido.*
Così.
Continuo ad abbracciare il mio vuoto.



Aria

















eco del 17.11.2008 B.S.







* azzurro liquido: non confondere con liquidi azzurri come il  cherosene o il  Curaçao, non è di questi che vorrei riempirmi....no no!  azzurro liquido è lo sguardo languido di un uomo innamorato, dagli occhi cerulei ovviamente, altrimenti avrei detto marrone liquido, o verde liquido, o nero liquido. :)





  


"El vacío" un dono di Ana Muela Sopeña

venerdì 4 febbraio 2011

Las estrellas

Las estrellas son copas sobre un mantel.
Alguisen que tira del mantel del cielo y las estrellas se quedan.

Respira ahora,
aspira el hondo perfume de las estrellas.

Le stelle sono dei calici su una tovaglia.
Qualcuno tira la tovaglia del cielo e i calici rimangono.

respira adesso,
aspira il profondo profumo delle stelle.












[frammento tratto da "Quaderno del suggeritore" Juan Andrés García Román, vincitore del premio Ciampi Valigie Rosse]







 











 




lunedì 31 gennaio 2011

immaginando

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(...)
Ma la mia occupazione preferita consisteva nell'immaginare e ripetermi continuamente un'intera giornata a casa, senza lacune, se possibile dal mattino fino alla sera e di farlo limitandomi comunque a fatti modesti. Perché mi sarebbe costata troppa fatica immaginare una giornata eccezionale, magari addirittura la giornata ideale - e così immaginavo semplicemente una giornata brutta, la sveglia al mattino presto, la scuola, l'imbarazzo, il pranzo cattivo, e qui nel campo di concentramento realizzavo tutte le innumerevoli opportunità che non avevo saputo cogliere, che avevo rifiutato o magari nemmeno notato, e le realizzavo, oserei dire, il più compiutamente possibile. Ne avevo gia sentito parlare e adesso potevo testimoniarlo io stesso: davvero, neppure i muri  opprimenti di una prigione possono frenare il volo dell'immaginazione. Il problema era soltanto questo: se mi spingevo fino a dimenticare persino le mani, allora la realtà ben presto tornava a imporsi con grande vigore e determinazione perché, malgrado tutto, qui continuava a esistere.






["Essere senza destino" Imre Kertész ]

altri frammenti QUI






















foto dal web





lunedì 24 gennaio 2011

Onde

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Onde.
che vanno e tornano.
Ogni volta diverse.
ogni volta uguali.
un ricordo stemperato.
una visione accesa.
passi di legno.
un sospiro controllato.
un singhiozzo sfuggito.
le labbra si incurvano in un sorriso e seguono i miei passi.
In fondo, continuo a sfuggire risposte.
Che domando a fare?
Mi riempio i polmoni  di mondo.
E vado.*



Aria

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* No, non vado da nessuna parte, giuro. Era per dire :)


martedì 11 gennaio 2011

sabato 18 dicembre 2010

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Riflesso nello specchio
un corpo.
il volto segnato
dalla nostalgia.
sguardo opaco
affondato
in occhi bui.
labbra tremanti.
silenziose.

braccia chiuse.
nude.
le mani, vuote.
Seni piccoli,
duri,
tesi,
ansiosi.

La curva del ventre
nasconde una
voragine.
Ombre
colate a picco
su apparenze
arginate
tracimano all'interno
per non colpire
ignari bersagli.

Trattiene il respiro
per eludere i suoi occhi
sempre così
affilati
quando scava
se stessa.

 

Interroga la
luce
che il silenzio
inghiotte
dopo vaghe
risposte.
la tenebra l'avvolge
non la protegge
lei continua
a tagliarsi

incapace
di abbassare
lo sguardo

e di non vedersi.








Aria









17.1.2009 B.S.


sabato 11 dicembre 2010

Il cuore mio

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(...)
Senza direzione come nube
vuol vagare
in mezzo al cielo:
così passano i giorni e le notti,
vanno senza fermarsi
in alcuna riva:
il vento accarezzi il corpo,
il chiar di luna cada ai piedi.
(...)
Il mio cuore è come una nube,
vuole vagare in mezzo al cielo.
Aperti gli occhi verso la terra
vuol sorridere come l'alba.
Il sorriso s'unisce alle nubi,
il sorriso vaga per aria
(...)
Il mio cuore s'innalza in cielo
vuole fiorire come l'aurora.














("Desiderio" Rabindranath Tagore)
(versione integrale QUI)
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venerdì 3 dicembre 2010

il mio corpo

 eco

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Non ho mai avuto il culto del mio corpo. E' pur vero che vivo intensamente il mio corpo. Attraverso esso. Ho bisogno di toccare, di sentire con le dita la tessitura di un oggetto, le pulsazioni di una pelle, la frescura del mare. Ho bisogno di camminare a piedi nudi, sentire le venature del legno, affondare le dita nella sabbia. Ho bisogno di guardare. Dio! Divoro il mondo con gli occhi. Se guardo un albero lontano cerco di sentire le foglie tra le dita, e sento l'odore della corteccia. E ho bisogno di ascoltare. Quanti pomeriggi d'estate passati ad ascoltare il canto delle cicale nel mio giardino. Non ho il culto del mio corpo. Non mi importa se è bello. Ma è la mia voce. E ho sempre creduto fosse mio. Di più, ho creduto che il mio corpo fossi io. Che io fossi i miei occhi. E il mio sorriso. E le mie mani. Quando il mio corpo si è ammalato sono rimasta allibita. Si è ammalato senza senza avvisarmi. Da sé. Si è lasciato aggredire senza dirmi nulla. Può uccidermi il mio corpo! Come può farmi una cosa simile? E all'improvviso il mio corpo non è più mio. E' un estraneo. Non posso far nulla. Non è come decidere di aprire gli occhi e aprirli. Non è come decidere di toccarsi i capelli e toccarseli. Non è come decidere di correre e correre. Non è più mio. E così rimango sola. Senza il mio corpo che m'ha tradita. E la paura invade ogni poro. E' la paura di non sapere. Non sapere cosa accade dentro di te. Se il tuo corpo è ancora con te o ha deciso di abbandonarti. E ti manca l'aria. E non riesci più a guardare. A toccare. A respirare. Finché non ti accorgi che così anche tu ti abbandoni. E allora faticosamente ricominci. apri gli occhi e guardi, ti tocchi i capelli, corri....fino a quando? Non lo so. Mi curo. Guarisco. Mi controllo. Non so ciò che sarà domani. Faccio pace col mio corpo. Non posso far altro. Accettare la paura, e considerarla parte di me. Ho due braccia, due gambe, la pelle bianca, i capelli ramati, e la paura. La lascio scorrere sotto pelle. E vivo. Com'è bella quella nuvola bucata da un raggio di sole! E ho amato...e il mio corpo è stato di nuovo mio. Come è bello l'odore dell'amore, e le carezze dell'amore, e gli sguardi dell'amore, e la voce dell'amore. Sentire l'amore che mi attraversava la pelle, e mi penetrava fin nelle viscere. ogni parte di me ne era inebriata.  E il corpo è stato di nuovo mio.


Aria



09/03/2009


Grazie, Ana Muela, i regali inaspettati sono i più belli.


Bruna Verdone
Grazie per questo dono, la condivisione è l'anima del mondo.






venerdì 26 novembre 2010

navigare

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Ci sono correnti che è impossibile dominare

trascinano nel mare
della scoperta 

  dell’inimmaginato
    di battiti dimenticati

      di follie non appartenute
        di vertigini assiepate
          di ricordi non ancora vissuti


Sciogliere i nodi.

Navigare nell'amare






Aria


































lunedì 22 novembre 2010

civetteria

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          Una pelle tiepida e viva, sotto la quale scorreva un sangue caldo di passione; linee che avevano la precisione del marmo e l'ondulazione del flutto; un volto altero e impassibile, dove il rifiuto si univa alla seduzione, e che si compendiava in un fulgore; capelli colorati come da un riflesso d'incendio; una galanteria d'ornamento che aveva e dava il brivido della voluttà; la nudità appena accennata che tradiva lo sdegnoso desio d'esser posseduta a distanza dalla folla;  una civetteria inespugnabile; l'impenetrabile dotato di fascino; la tentazione assopita d'una intravista perdizione; una promessa ai sensi e una minaccia all'anima; una doppia ansietà: il desiderio e il timore. Egli aveva poco prima veduto tutto questo. Aveva poco prima veduto una donna.
          Aveva poco prima veduto più e meno di una donna, aveva veduto una femmina.

["L'uomo che ride" Victor Hugo]




Che cos'è la civetteria? Si potrebbe dire che è un comportamento che mira a suggerire la possibilità di un'intimità sessuale, senza che questa possibilità appaia mai una certezza. In altri termini: la civetteria è una promessa di coito non garantita.


["L'insostenibile leggerezza dell'essere" Milan Kundera]




martedì 16 novembre 2010

Ti sto baciando più lontano

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Ieri ti ho baciato sulle labbra.
Un bacio così corto
durato più di un lampo,
di un miracolo, più ancora.
                                       Il tempo
dopo averti baciato
non valeva più a nulla
ormai, a nulla
era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.


Oggi sto baciando un bacio;
sono sola con le mie labbra.
Le poso
sul bacio che ieri ti ho dato,
sulle bocche unite
dal bacio che hanno baciato.
E dura, questo bacio
più del silenzio, della luce.
Perché io non bacio ora
né una carne né una bocca,
che scappa, che mi sfugge.
No.

Ti sto baciando più lontano.












["Ieri ti ho baciato sulle labbra"  Pedro Salinas]
vesione integrale e originale QUI


foto: da web 

mercoledì 10 novembre 2010

nastro autunnale

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L'eco delle tue parole

attraversa il mio corpo

come linfa raggiunge

ogni anfratto nascosto

ed è come abbracciare  le maree


recupero faticosamente

tutto ciò che ho vissuto

arrotolo promesse e speranze

desideri, doni e tutti i sogni

li lego con un nastro autunnale

e li conservo nel cuore





Aria













eco del 06/11/2008 B.S.




giovedì 4 novembre 2010

splash!

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Raccoglimi
come goccia
di languida
pioggia
che cade
e ti bacia

Accarezzami
come tiepida
brezza
che soffia
in un giorno
d'estate

Ascoltami
come suono
che corre libero
verso
i colori
del cielo

Portami
come un bacio
leggero
che segue
le rotte infinite
del cuore






























minchia..... non m'ha raccolta.....



martedì 2 novembre 2010

donne

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Quando Baltasar entra in casa, sente il parlottare che viene dalla cucina, è la voce della madre, la voce di Blimunda, ora l'una, ora l'altra, appena si conoscono e hanno tanto da dire, è la grande, interminabile conversazione delle donne, sembra cosa da niente, questo pensano gli uomini, neppure loro immaginano che è questa conversazione che trattiene il mondo nella sua orbita, se non ci fossero le donne che si parlano tra loro, gli uomini avrebbero già perso il senso della casa e del pianeta, (...)



[“Memoriale del convento” José Saramago]
altri frammenti QUI







"Adoro la canzone che ti ho mandato e penso che ti somigli molto, perché per natura sei sorriso, allegria, consolazione e speranza.
Perchè le donne, ma tu in somma misura, sono Remedios per l'umanità, sono tessitrici, cucitrici, rammendatrici di tutto ciò che è lacerazione: sono il contrario della guerra. Sono Penelope, ma anche Aracne e Calipso, e nella loro tela sanno sempre e comunque trovare...remedios.
Stasera ti racconto una bella storia
Baci Baci
C."
(regalo ricevuto da un'amica, da una donna)




immagine: Burne Jones "The Three Graces"

venerdì 29 ottobre 2010

orli

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La mia mente sentii fendersi -

come se il mio cervello si fosse spaccato -

Cercai di ricongiungere i due orli -

ma non riuscivo a farli combaciare.













I felt a Cleaving in my Mind -
As if my Brain had split -
I tried to match it - Seam by Seam -
But could not make them fit -









(frammento di Poem: 937. I felt a Cleaving in my Mind - Emily Dickinson)
versione originale e integrale qui








venerdì 22 ottobre 2010

Le tue parole

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AMico mio
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Ho incontrato il tuo ramo che oscillava vicino al mio, e sentivo come fosse difficile sopportare il peso di certi venti
e il tuo ramo sentiva il mio

Ho incontrato le tue radici sottoterra, radici solitarie e dolenti, rattrappite nell'ombra del dolore
eppure quelle radici hanno sfiorato le mie, e le mie hanno riconosciuto le tue

Hai gettato nel mio vuoto un granello di terra ogni volta che quel vuoto rischiava di soffocarmi
e io ho gettato granelli di terra nel tuo vuoto ogni volta che quel vuoto rischiava di soffocarti

Ho raccolto le gocce che scorrevano dal tuo albero ferito
e tu hai raccolto le mie

Mi hai riconosciuta.

E io ho riconosciuto te.

A questo servono non solo una delle tue parole,
perché io (ri)conosca te, in me.

E tu in me.

Questo mi salva.

E ti salva.















[Perché il suo sguardo sa perforare il visibile e sprofondare sino al nucleo dove le parole stringono l’origine, la vita, assecondando il bisogno di cercare dentro di sé ciò che non è accaduto fuori.

Perché continua a perdersi nel suo sentimento oceanico alla ricerca continua di quell’isola che abiti il suo cuore.

Perché ho raccolto i pezzi della sua dignità, li ho riposti nelle mani e glieli ho restituiti, grata a lui per aver riconosciuto me, e per aver raccolto le mie lacrime impedendo così che si disperdessero.

Perché lui diventa ombra per entrare nell’ombra, e poter catturare la luce.

Perché le sue parole non sono (solo) gli appunti di un esploratore, né l’approdo di un viandante, ma elementi su cui tornare, frantumarsi e modificarsi nella propria fisionomia d’uomo come l’onda si trasforma nell’incontro con lo scoglio che la infrange.

Perché lui discorre verso se stesso, lungo la via più difficile, quella che percorre le proprie sofferenze per arrivare al fondo di queste.

Perché indosso le sue parole, e sono della mia taglia.]



E rimango seduta accanto a te, a sentirti parlare.


Aria
disegno di Aria

lunedì 18 ottobre 2010

a puà

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sono tutta piena di lentiggini, direi che sono una donna a pois, proprio come una coccinella
sono piena di lentiggini, una donna a pois come una  coccinella
sono una donna a pois come una coccinella
sono a pois come una coccinella
sono come una coccinella
sono una coccinella
coccinella





Aria



















eco del 28/06/2007 M.M.





foto dal web

nota

I post etichettati col tag "echi" sono ritorni di parole, ripubblicazioni di pensieri posati nel tempo andato in due blog sul portale di Libero (che non ho cancellato nonostante li ritenga finiti). Per ragioni ogni volta diverse ho voglia di sentire l'eco di quel passato, qui.

altrove

Lettori fissi





Cara, amica mia cara,
ciò che riceverai sono oggetti da riempire, come lo è la vita d'altronde. Riempire con le tue scintille di bellezza che assomigliano un po' alle mie - altrimenti perché saremmo amici? continua

infiniti cristalli, brandelli di trasparenze raccolti ai bordi di un'anima fragile, se frugo in me non trovo che questo: frammenti di aria.

passato prossimo

... .. . ..

. . . . .