Qui le più fragili mie foglie, eppure quelle che dureranno più a lungo,
Qui velo e celo i miei pensieri che non mi piace rivelare,
Eppure essi mi rivelano più di ogni altra mia poesia.



Walt Whitman

UnderConstruction



Quando ho mangiato bene mi informo sul destino degli altri.

(pagina CulinAria, che non è una roba porno, ve lo dico:)

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lunedì 7 giugno 2010

...

.
.

.

.

.

.
Ascolto
il suono
del vento
vibra
una
melodia

sono
i sogni
che oscillano?

Potente
e
libero
ondeggia
nei capelli
e sussurra
il segreto
delle nostre
parole

parole,
come fiati
di vento.





Aria  









17/01/2008






foto: Sarah Moon

giovedì 3 giugno 2010

un altro cuore

.

.
.




Sono una grande smemorata e distratta, vagolo spesso nei miei pensieri attraversando la gente che mi parla, i doveri che mi impone la quotidianità, e spesso anche la strada senza guardare di qua e di là. Così un giorno la mia amica C. mi prestò un libro di Borges, e mi consigliò di leggere la storia di Ireneo Funes, un uomo che una caduta da cavallo condannò a ricordare tutto, a non dimenticare nulla. Era un libro appartenuto a suo suocero, uomo di grande cultura, edito nel 1967  (il libro, non suo suocero),  pieno di fascino (sia il libro che suo suocero). Mi piace leggere sulla carta, toccare le parole, saltare le pagine, tornarci su, sottolineare un rigo, fare un orecchietta ad una pagina su cui già so che vorrò tornare. E, proprio per questa ragione, di solito preferisco che i libri siano miei, e nuovi. Quel libro mi ammaliò. Oltre al fascino di Borges vi era il fascino delle mani e dei pensieri di chi aveva amato quel libro. Era pieno di sottolineature e note a margine, piccole annotazioni a matita  scritte con grafia elegante, un po' curva, tratti decisi e allungati, ma chiari. Ho trattato quel libro con delicatezza e rispetto, e anche con una certa timidezza.. come entrassi, ogni volta che ne sfogliavo le pagine, in casa di qualcuno senza chiedere permesso. E l'ho amato. Ho amato quelle pagine ingiallite appartenute ad un altro mondo, ad un altro cuore.
Aria














(...)

Mi disse che prima di quella sera piovosa in cui il focoso alipede lo revesciò, egli era stato quello che sono tutti i cristiani: un cieco, un sordo, uno stordito, uno smemorato. Diciannove anni aveva vissuto come uno che sogna: guardava senza vedere, udiva senza sentire, dimenticava tutto, quasi tutto. Nel cadere aveva perduto conoscenza; quando la recuperò, il presente era quasi insostenibile tanto era ricco e nitido, e anche i più antichi e più comuni ricordi.

(...)





Pensare è dimenticare le differenze, è generalizzare, è astrarre.

(...)





Altri frammenti di "Funes, la memoria in persona" Jorge Luis Borges, QUI
foto: Azram

venerdì 28 maggio 2010

:

.
.
.
.
.
.
.
.
mi
lasciai
bruciare
la pelle
per
rinfrescarmi
i
pensieri
.
.
rimasi
nel
silenzio
per
cantare
una
canzone
d'amore
.
.
mi
avvolsi
di
solitudine
per
godere
la
compagnia
di
te
.
.







Aria


















martedì 25 maggio 2010

Oh

.
.
.
.
.
.
.
.
.
Oh essere anche noi la luna di qualcuno!

Noi che guardiamo

essere guardati, luccicare

sembrare da lontano

la candida luna

che non siamo.




(Vivian Lamarque)

lunedì 17 maggio 2010

E mi sento a casa

piccola mail d'estate







Sono fuori in giardino ho lavato i capelli aspetto che asciughino mentre leggo il mio amato e trascurato Saramago, oggi c'è una tramontana fortissima il mare è incazzato, meglio evitare di fargli domande oggi .
La mia casina estiva  è in un villaggio turistico immerso in un uliveto e il mio piccolo giardino confina con la campagna vicina. È pieno di cicale. Migliaia milioni miliardi di cicale che cantano. E io anche. Canto con le cicale. In silenzio, io. Loro no, cantano sempre senza sosta dall'alba al tramonto, ché poi attaccano i grilli. Il coro è stereofonico,  senti il canto da ogni angolo. C'è chi non le sopporta. Da mane a sera un cicaleccio senza interruzione. Io lo amo invece. Il canto delle cicale. Sembra una nenia ma solo ad un orecchio distratto. Invece è una sinfonia. Con cali di tono, cambi di ritmo, pause improvvise. E assoli! Gli assoli m'incantano. Il coro abbassa la voce lentamente e all'improvviso si eleva una voce sola! Il tempo di affermare la propria individualità poi il coro la raggiunge, con la stessa lentezza con cui la aveva resa protagonista. Sai caro,  appena mi alzo la mattina esco fuori e ci rimango il tempo della colazione prima che la quotidianità mi ingoi. E mi sento a casa. Le cicale e io :)


luglio /2008
foto in alto: Monica Iorio
foto in basso: dal web

venerdì 14 maggio 2010

Canti nuovi

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.
.
.
.
.
.
Dice la sera: "Ho una gran sete d'ombra!"
Dice la luna: "Io ho sete di stelle!"
La fonte cristallina chiede labbra
ed il vento sospiri.

Io ho sete di profumi e di risate.
Sete di canti nuovi
senza luna né gigli,
e senza amori morti.

Un canto mattutino che increspi
i ristagni tranquilli
dell'avvenire. E riempia di speranza
le sue onde e i suoi fanghi.



















("Canti nuovi" Federico García Lorca)
versione integrale e originale





foto: Alaya Gadeh

martedì 11 maggio 2010

tutt'e due le cose

.
.
.
.
.
.
In te c'è qualcosa di molto commovente, - gli sussurrò lei, - quando stai per perdere il controllo -. Era molto commovente, per lei, gli disse, quest'uomo così controllato, buono, gentile, ben educato, un uomo così misurato, che aveva saputo tenere a freno la sua terribile forza e che non aveva, dentro, la minima violenza, quando superava il punto di non ritorno, quando veniva il momento in cui nessuno prova più il minimo imbarazzo, quando era andato troppo il là per poterla giudicare o per pensare che in qualche modo era una cattiva ragazza perché lo voleva quanto allora lei lo voleva da lui, quando lui lo voleva e basta, in quegli ultimi tre o quattro minuti culminanti in uno stridulo orgasmo...
- Mi fa sentire così femminile, - gli disse,
 - mi fa sentire così potente... mi fa sentire tutt'e due le cose.

["Pastorale americana" Philip Roth]



























mercoledì 5 maggio 2010

tic tic tic....

.
.
.
.
.
.
.
.
.
tic
tic
tic
.
.
.
è una conta la pioggia.
.
conta
i respiri
corti
ridotti
dalla
malinconia.
.
.
tic tic tic
.
.
.
ritmo.
.
danza.
.
pensieri
che
cadono.
.
come chicchi di riso da un sacco bucato.
.
.
.
tic tic tictictic
.
.
tic.........tic...........tic...........
.
.
.
nenia.
.
rumore.
.
dondolio.
.
culla.
.
voglio
cadere
dentro
una
goccia...
.
.
.
.
.
.
.

Aria



......e che smetta anche...di piovere, dico.




foto: Lupen92





mercoledì 28 aprile 2010

desiderio di te

.
.
.
.
.
.
.
.
E' nella notte

che il tuo silenzio mi chiama

è nel tuo silenzio

che la tua assenza mi penetra

è nella tua assenza

che il desiderio mi reclama


E' il desiderio di te

che mi stringe a sé nella notte








Aria












28/11/2008 B.S.


















foto: Alvin Booth

mercoledì 21 aprile 2010

ora immobile

.
.
.
.
.

Nell'oscura umanità
della notte
so di avere nel cuore
una lucciola
e
vagolo nell'illusione
di accendere il mondo
e scrivo nel desiderio
di illuminare le ombre
e leggo parole sopite
che aspettano l'alba

Immersa
nello spazio nascosto
che si incrocia
alle ombre del tempo
sento
il cielo scorrere
sotto le palpebre

in quest'ora immobile




Aria




















mercoledì 17 marzo 2010

Fiore

.
.
.
.
.
.
.
Fiore che non dura
oltre l’ombra di un attimo
la tua freschezza
persiste nel mio pensiero.

Non ti ho perduto
in ciò che sono,
se pure, o fiore, non ti ho visto mai
dove io non sono che la terra e il cielo.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .






















(“Fiore che non dura”  Fernando Pessoa)
versione originale




tratto di Aria





Faccio una piccola pausa, a presto. Un sorriso a chi passa, un bacio agli amici. Aria

venerdì 12 marzo 2010

vera menzogna

.
.
.
.
.
          Per Sabina vivere nella verità, non mentire né a se stessi né agli altri, è possibile soltanto a condizione di vivere senza pubblico. Nell'istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna.

["L'insostenibile leggerezza dell'essere" Milan Kundera]





























Fingo che non è per te
che scrivo
quando scrivo
Fingo che non è per te
che vivo
quando vivo
Fingo e scrivo e vivo per amore


Aria


mercoledì 3 marzo 2010

Silenzio

.
.
.
.
.
.
.
.

          Silenzio

Spara in mille direzioni


Dice

Parla


Amplifica
la voce
dei fantasmi
della mente

         
Silenzio


Incalza le interpretazioni


Aggroviglia le insicurezze

Sollecita l'attenzione
che si sposta
vorticosamente
ad inseguire
infinite informazioni
assenti

         
Silenzio

Nebuloso

si interseca
nei luoghi
del
dubbio

         
Silenzio

Nascosto

nei rivoli
sotterranei
dell'indifferenza




Follia del

         
Silenzio








Aria


eco del 21/03/2009 B.S.










mercoledì 10 febbraio 2010

*

.
.
.
.
.
.
.

                   


Volevo essere bianca e fredda
senza scegliere un luogo
e volteggiare
nelle braccia del cielo
.
Volevo essere pura e bella
avvolta d’aria tersa d’argento
e riposare
nel sonno del mondo

Volevo essere preziosa e leggera
per liberarmi del nulla
e rimanere
fedele 
alla
mia
felicità






Volevo essere la neve….








Aria

Così scrisse colei che, calda e rossa come il fuoco, un giorno d'inverno pensò che la neve potesse cancellare le orme che s'erano impresse sulla (sua) strada...(AnoniMo)






venerdì 5 febbraio 2010

debiti

.
.
.
.
.
.
Ti devo parole
che le lettere non riescono
a comporre
Ti devo l'odore
della tristezza che blocca
le mani
e confonde sui fogli
i segni e le intenzioni.
Ti devo questo senso
di assenza
e il tempo inerme
che consumo
per non sentire.
Ti devo questa notte
che mi tiene sveglia
e fredda
e
queste
lacrime
cadute
da
un
amore
che
continuo
a
pagare.







Aria





 

mercoledì 3 febbraio 2010

Anima mia

.
.
.
.
.
.
Anima mia


chiudi gli occhi

piano piano

e come s’affonda nell’acqua

immergiti nel sonno

nuda e vestita di bianco

il più bello dei sogni

ti accoglierà


anima mia


chiudi gli occhi

piano piano

abbandonati

come nell’arco

delle mie braccia

nel tuo sonno

non dimenticarmi











(“Anima mia”  –Nazim Hikmet)
versione intergrale




foto: Toni Frissel

venerdì 29 gennaio 2010

tinte

.
.
.

...ora so che il nostro mondo è tanto instabile quanto un'onda che si innalza in mezzo all'oceano. Quali che siano stati i nostri conflitti e i nostri trionfi, per quanto indelebile sia il segno che questi abbiano potuto lasciare su di noi, finiscono sempre per stemperarsi come una tinta ad acquerello su un foglio di carta.

("Memorie di una geisha" Arthur Golden)












Avevo un  sogno
un tempo,
era rosso scarlatto,
andava a passi regali
e colorava i miei giorni
di vivaci pastelli...
      arrivarono i venti.
          Pian piano sfocò,
          impallidì
          frantumò in
          nembi distratti
          e confusi.
                        Fra le timide lacrime
                        scorsi l'orizzonte lucente
                        alzai lo sguardo
                        un sogno nuovo
                        allargava
                        le braccia giocose
                        tinte di azzurro brillante.
                                                          Avevo un sogno
                                                          un tempo,
                                                          era azzurro brillante,
                                                          andava a passi regali
                                                          e colorava i miei giorni
                                                          di vivaci pastelli...
                                                                  arrivarono i venti.
                                                                         Pian piano sfocò, 
                                                                         impallidì 
                                                                         frantumò in  nembi
                                                                         distratti e confusi.
                                                                                                    Fra le timide lacrime      
                                                                                                    scorsi l'orizzonte lucente
                                                                                                    alzai lo sguardo             
                                                                                                    un sogno nuovo            
                                                                                                    allargava                   
                                                                                                    le braccia giocose       
                                                                                                    tinte di verde smeraldo.
                                                                                                                                       Avevo un sogno
                                                                                                                                       un tempo,
                                                                                                                                       era verde smeraldo....             

 
Aria

venerdì 22 gennaio 2010

Sorella del sonno

.
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.
.
.
.





Da quella porta aperta

il ricordo entra senza invito

Invade lo spazio

Sembra voglia rubare

ancora

le mie speranze.

L'aria si sposta


l'ombra mi ingoia


E' Lei

che viene a cercarmi...

Corro a chiudere a chiave

Non aprite quella porta!

Almeno finché

non avrò sepolto

tutti i miei sogni

in fondo al mare.








Aria






10/02/2008

.

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.
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martedì 12 gennaio 2010

Notti

.
.
.
.
.
.
Nelle notti
in cui il mio corpo è perduto
mi rifugio nelle ombre del tetto
che cullano il dolore
e lo proteggono dai raggi di luna
attratti dal mio cuore
nudo.

Chiudo gli occhi

.         .        .         .
  .     .      .    .        .
.         .        .  
  .       .   .             .

le stelle - colpevoli -
spiano i miei sensi
legati con le corde
delle tenebre
Le mani  invitano i sogni
a varcare soglie negate
Il cuore suona con me
antiche melodie
Piango lacrime azzurre
che inventano un cielo
- il mio-
dove la notte
non c'è



Aria





















domenica 10 gennaio 2010

plenitudine

.
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Oh, qualcosa di non provato! qualcosa in un’estasi!


Completamente staccarsi dalle ancore, sganciarsi dagli altri!

Procedere libera! libero amare! scagliarsi con furia violenta!

Corteggiar la rovina con provocazioni e inviti!

.
.
Ascendere,
balzare
ai
cieli
d'amore
che
mi
son
designati!



Salire
sin
lassù
con
l'anima
mia
inebriata!




Perdermi, se così mi tocca!

Alimentare il resto della mia vita con un'ora di plenitudine e libertà!

Con un'ora fugace di pazzia e di gioia!

 
 
 
   
 
 
 
 
 
("Un'ora alla pazzia e alla gioia" Walt Whitman)
versione integrale e originale
 

nota

I post etichettati col tag "echi" sono ritorni di parole, ripubblicazioni di pensieri posati nel tempo andato in due blog sul portale di Libero (che non ho cancellato nonostante li ritenga finiti). Per ragioni ogni volta diverse ho voglia di sentire l'eco di quel passato, qui.

altrove

Lettori fissi





Cara, amica mia cara,
ciò che riceverai sono oggetti da riempire, come lo è la vita d'altronde. Riempire con le tue scintille di bellezza che assomigliano un po' alle mie - altrimenti perché saremmo amici? continua

infiniti cristalli, brandelli di trasparenze raccolti ai bordi di un'anima fragile, se frugo in me non trovo che questo: frammenti di aria.

passato prossimo

... .. . ..

. . . . .